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Lo sceicco Anwar Attab al Dhari all'Italia: «salvatele perchè siete fortunati ad avere due persone così nel vostro Paese»

BAGHDAD - «Queste due ragazze hanno fatto qualcosa di molto importante, hanno aiutato migliaia di persone, curato centinaia di bambini, che ora soffrono e muoiono senza di loro, senza le loro medicine e senza il loro sostegno. Dico al governo italiano che deve fare tutto il possibile per salvarle, e non perchè sono italiane, ma perchè siete fortunati ad avere due persone così nel vostro paese. E dico agli italiani: potete riempirvi di orgoglio del bene che hanno fatto». Parla così lo sceicco Anwar Attab al Dhari di Simona Torretta e Simona Pari, rapite qualche giorno fa insieme a due iracheni, Mahnaz Bassam, una collaboratrice di Intersos e Raed Ali Abdul Aziz, un ingegnere, «un uomo tranquillo come un uccellino», lo descrivere al Dhari. Visibilmente scosso, rattristato, incapace di accettare quello che sta succedendo, al Dhari è un amico delle due Simone. E' uno dei loro collegamenti tra la popolazione e Un Ponte Per, ma lo è anche per altre Ong italiane, uno sceicco rispettato anche se ancora giovane - ha solo 28 anni - che però spesso è riuscito a creare i giusti presupposti perchè i progetti umanitari funzionassero. «Tra noi c'è una relazione speciale, siamo amici, e dentro di me devo essere ottimista, non posso pensare e non voglio credere che possano fare loro qualcosa. In qualche modo mi sentirei responsabile, spesso avevo detto loro che non potevano più vivere senza protezione, ma mi davano sempre la solita risposta che tutti sapevano che cosa facevano e quanto amavano questo posto. Avrei dovuto insistere. Ora per me è un dovere, no, una missione, fare tutto ciò che mi è possibile per il rilascio di Simona Torretta e Simona Pari». Al Dhari e altre decine di persone stanno organizzando manifestazioni, hanno messo annunci sui giornali, preparato volantini, lanciato messaggi in internet, ma ogni giorno che passa è sempre più convinto che i rapitori, «mostri con il volto umano», come li definisce lui, non siano iracheni. «Anche qualora si definissero musulmani, non lo sono di certo, l'Islam proibisce il rapimento, figuriamoci quello delle donne, è una vergogna da cui non c'è salvezza. Dubito che siano sciiti, perchè le nostre autorità ordinerebbero di ucciderli, un atto del genere non verrebbe certo perdonato. Esiste una fatwa (sentenza di un'autorità islamica) contro il rapimento che ha più di 1400 anni, ed è quella del profeta Maometto, quando disse di non rubare e non rapire». Lo sceicco al Dhari, oltre a continuare a studiare a Najaf per diventare tra qualche anno un Ayatollah, «Inshallah» (se dio vuole), come dice lui, insegna a Najaf filosofia e logica e si è laureato a Baghdad in sociologia. «Quello che penso è che ci siano dei gruppi oscuri che sono spalleggiati da altri Stati, gli iracheni non fanno queste cose, non è nella nostra religione e tanto meno nella nostra cultura. Se fossero gruppi indipendenti, le pressioni che li circondano sono troppo forti perchè possano resistere. Questo rapimento è molto strano così come quello dei due giornalisti francesi. Per me non c'è molta differenza tra il mio Dio, il vostro o quello degli ebrei, così come non ce n'è per chi fa del bene, ma se qualcuno vuole distruggerci, se qualcuno vuole che il rapporto tra noi e voi si deteriori, il modo migliore, è quello di dividerci e colpire le persone che ci aiutano. E' molto più efficace che colpire mercenari o soldati». E' preoccupato al Dhari, ma ottimista: «Credo molto nel negoziato, fatto con cautela e saggezza, fino a poco tempo fa gli italiani erano conosciuti in Iraq solo per il bene che hanno fatto nel nostro paese e per il calcio di cui tutti sono appassionati in Iraq, credo che ci si debba appoggiare alle massime autorità sunnite, al Consiglio degli Ulema, il mio consiglio è che alcuni rappresentati della comunità islamica italiana vengano qua. E lo facciano presto».

Barbara Nanan

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