Giovedì 13 Dicembre 2018 | 20:55

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Da nord a sud, altra ondata di attentati

ROMA - Baghdad, Ramadi, Hilla, Mossul, Balab, Samarra, Amariya: sono queste le città che oggi hanno vissuto l'ennesima giornata di violenza - anzi, una delle più violente - in Iraq, con attacchi e imboscate, auto-bomba e colpi di mortaio. Tutto questo mentre il primo ministro Iyad Allawi tirava le somme delle vittime degli atti di terrorismo che si sono abbattuti sull'Iraq dopo la fine ufficiale della guerra: tremila morti e 12 mila feriti.
Una giornata di violenze, quella di oggi, che era iniziata già all'alba quando un'esplosione ha scosso la Green zone, l'area della capitale irachena dove si ergevano i palazzi simbolo del potere di Saddam Hussein e del Baath e che oggi ospita molti uffici e sedi delle forze della coalizione. Dopo l'esplosione, la Green zone è stata presa di mira da colpi sparati dal quartiere di Sadr City, cuore della rivolta sciita. Il cadere dei primi proiettili nel compound occupato dagli americani ha dato il via ad una nuova, ennesima battaglia lungo le strade - che ha fatto cinque morti -. Mentre a Baghdad si sparava e si moriva, ad Amariya una automobile imbottita di esplosivo è scoppiata uccidendo, oltre a quello che tutto lascia pensare fosse come l'obiettivo dichiarato dell'attentato - un alto ufficiale di polizia -, anche un agente e un bambino. Quasi simultaneamente un'altra auto-bomba è esplosa davanti al carcere di Abu Ghraib. Gli attacchi hanno provocato la reazione degli americani che hanno risposto in forze, usando anche elicotteri da combattimento, che hanno lanciato razzi contro obiettivi a terra. Il primo bilancio della giornata - da nord a sud, tra attentati e scontri - è stato di 45 morti e una sessantina di feriti. E tra i morti anche un giornalista di al Arabiya. Mazen al Tomaizi aveva 25 anni ed era palestinese (originario di Hebron). Stava riprendendo una piccola folla che inneggiava davanti alla carcassa fumante di un cingolato Usa quando è stato colpito da proiettili forse sparati da un elicottero. La sua morte è avvenuta davanti ad una telecamera (che stava trasmettendo una «diretta» sui disordini), sulla quale è schizzato il sangue del giovane giornalista. Il cuore della rivolta irachena oggi è stata Ramadi dove soldati americani e miliziani si sono affrontati in una vera e propria battaglia, cominciata quando ancora non era l'alba ed innescata dai proiettili di mortaio che hanno battuto le postazioni della coalizione.
I soldati statunitensi si sono dispiegati nelle strade del centro della città ed è stato allora che, per un' ora, ci sono stati violentissimi scambi di fucileria, conclusisi con una ventina di morti, mentre la Guardia nazionale irachena ha sigillato le strade della cittadina. A Hilla a fare le spese di un' imboscata tesa da un gruppo di guerriglieri - che hanno utilizzato lanciarazzi e mitragliatrici - sono stati tre soldati del contingente polacco, che stavano lavorando al disinnesco di un ordigno esplosivo. Altri tre soldati polacchi sono rimasti feriti (comunque in modo leggero). A poca distanza dal luogo dell'attacco ai soldati polacchi, i guerriglieri hanno attuato un'altra imboscata di cui hanno fatto le spese i componenti di una pattuglia della Guardia nazionale. Tre sono morti ed altri tre sono rimasti feriti.
Neanche Mossul è rimasta indenne dalla serie di attacchi. Nella città del nord del Paese una pattuglia di poliziotti, che stava attraversando la città a bordo di un veicolo, è caduta sotto il fuoco incrociato dei guerriglieri. Quattro agenti sono morti e altri tre feriti. Poco dopo in un altro attacco un agente è stato ucciso e sette altre persone sono rimaste ferite.

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