Sabato 15 Dicembre 2018 | 22:06

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Palazzo Chigi al governo iracheno: fuori dal carcere chi è detenuto ingiustamente

ROMA - «A prescindere che la richiesta» di rilascio entro 24 ore di tutte le donne musulmane detenute nelle carceri irachene «provenga o meno da un gruppo effettivamente rappresentativo, il governo proseguirà nella sua azione, in tutte le sedi proprie ed istituzionalmente competenti, affinché eventuali detenuti che risultino ristretti in assenza dei necessari presupposti possano essere liberati». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. Silvio Berlusconi
La nota di Palazzo Chigi sottolinea che «il governo italiano, attesa la richiesta diffusa nella mattinata odierna dal sedicente gruppo dei sostenitori di "Al Zawiri" attraverso la pubblicazione su un sito internet, e finalizzata ad ottenere il rilascio entro 24 ore di tutte le donne musulmane detenute nelle carceri irachene, in cambio di modeste informazioni riguardanti Simona Torretta e Simona Pari, considera che essa sembra non valutare né il progressivo ripristino in corso della piena autonomia decisionale del sistema giudiziario iracheno, né che da lungo tempo gli italiani, sia in veste istituzionale che attraverso le organizzazioni di volontariato, sono impegnati nel perseguire, nella prospettiva del pieno rispetto della dignità umana e della più rigorosa difesa dei diritti fondamentali della persona, la revisione e l'approfondimento delle posizioni giudiziarie di quanti sono stati privati della libertà personale in un contesto di guerra».
«Con ogni evidenza - prosegue la nota - a prescindere che la richiesta provenga o meno da un gruppo effettivamente rappresentativo, il governo proseguirà nella sua azione, in tutte le sedi proprie ed istituzionalmente competenti, affinché eventuali detenuti che risultino ristretti in assenza dei necessari presupposti possano essere liberati». «Il governo italiano, infine, conferma che è suo fermo intendimento assumere ogni iniziativa utile a pervenire quanto prima al rilascio dei quattro ostaggi italiani ed iracheni appartenenti alle organizzazioni "Un ponte per" ed "Intersos"».

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