Martedì 11 Dicembre 2018 | 23:04

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Il parere di Dambruoso, il magistrato barese esperto in terrorismo arabo

MILANO - Il messaggio lanciato ieri, a due giorni dal terzo anniversario dell'11 settembre, da Ayman Al Zawahri, il braccio destro di Osama Bin Laden, era «prevedibile» ed aveva lo scopo «di ricordare, con una sorta di ulteriore rivendicazione, quei fatti che sconvolsero il mondo intero». È il parere di Stefano Dambruoso, Il magistrato Stefano Dambruoso il magistrato italiano che per anni si è occupato di inchieste sul terrorismo islamico e che ora rappresenta il nostro Paese alle Nazioni Unite a Vienna.
«Purtroppo - osserva Dambruoso - oggi si assiste a una sorta di competitività mediatica tra sigle e leader terroristici e questo, forse, ha spinto Al Zawahri, a tre anni di distanza, a rimettere il cappello di Al Qaeda sugli attentati dell'11 settembre».
L'anno scorso, alla vigilia dell'anniversario, venne diffuso il cosiddetto video della montagna nel quale comparivano Osama Bin Laden e lo stesso Al Zawahri. Perché ieri, invece, solo il numero due di Al Qaeda è ritornato a minacciare l'America e il mondo occidentale? Perché non è apparso anche Osama Bin Laden? «Escluderei l'ipotesi di una sua cattura tenuta segreta - risponde il magistrato -. In ogni caso un'eventuale cattura o una scomparsa di Osama Bin Laden, nell'immediato, non provocherebbe alcun abbassamento del livello di pericolo legato al terrorismo di matrice islamica».
Dambruoso, però, considerando il medio periodo, afferma di essere «ottimista: il venir meno di leader così carismatici può rappresentare comunque una breccia nelle maglie del terrorismo ai fini della prevenzione». Prevenzione che Dambruoso, quando era operativo come sostituto procuratore a Milano, ha sempre messo tra le priorità nella sua attività e nel suo lavoro investigativo. Lavoro che l'ha portato, insieme a Digos e Ros di Milano, a smantellare due cellule legate ad Al Qaeda, i cui componenti o sono già stati condannati (in alcuni casi anche definitivamente) o in questo periodo sono sotto processo.
Capitolo rapimenti in Iraq, proprio in coincidenza con l'11 settembre. Se da un lato Dambruoso spiega di «non avere informazioni sufficienti» per dire se dietro il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari ci sia la mano di Al Qaeda, dall'altro valuta positivamente gli appelli lanciati dal mondo islamico moderato per la liberazione delle due ragazze sequestrate a Baghdad: «nel complesso - rileva - sono le prime significative prese di posizioni che vanno apprezzate come novità». Come, forse, un ulteriore passo verso l'integrazione tra occidente e islam. Integrazione per Dambruoso necessaria per combattere il terrorismo ma che deve avvenire «in modo non acritico ma intelligente, tenendo presente il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione».
A questo proposito più volte il magistrato ha segnalato che, ad esempio, dietro l'imposizione del burqa o del velo non c'è solo una libera scelta legata a un costume religioso «in quanto tale rispettabile», ma che questa imposizione rivela anche la posizione della donna che nel mondo musulmano è ancora fortemente discriminata rispetto all'uomo. E ciò per Dambruoso «non è ammissibile» in quanto nella nostra Carta Costituzionale è prevista la parità tra uomo e donna.

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