Giovedì 24 Gennaio 2019 | 08:23

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Il ministro Pisanu (Interno): «Dall'Ossezia a Baghdad, vedo un terrorismo in forte crisi»

ROMA - Atti come la strage di Beslan ed il sequestro delle due ragazze italiane in Iraq «non hanno razionalità politica e sono il segno di un terrorismo che sta perdendo la partita in Iraq e sta perdendo la testa e non trova più obiettivi razionali». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, in un'intervista rilasciata a Lucia Annunziata che sarà trasmessa domani nella maratona televisiva di 9 ore "Sky Tg 24: speciale America 2004". Giuseppe Pisanu
L'irrazionalità, ha aggiunto il ministro, «è segno di debolezza». L'attentato di Nassiriya, ha proseguito il ministro, «è secondo me un'azione terroristica che ha una sua evidente razionalità politica. È tesa cioè ad indebolire uno degli alleati degli Stati Uniti nella logica di isolare gli americani nello scontro con il terrorismo internazionale. Questi ultimi atti invece non hanno razionalità politica».
Il rapimento, ha rilevato, «è la cosa più facile da fare. L'attacco organizzato va progettato, richiede una sua logistica, una conduzione sul campo ed è per questo che penso che le prime azioni erano la manifestazione di un terrorismo in espansione e ben organizzato. Queste ultime iniziative minori sono di un terrorismo che si disarticola. Nel dirlo, naturalmente - ha sottolineato - non ignoro che la realtà del terrorismo in Iraq è molto complessa e lì si confondono sciiti con sunniti, gente con motivazione politica e banditi, superstiti dei servizi segreti di Saddam e avanzi del partito Baath». Tutta gente, secondo Pisanu, «che forse oggi è tenuta insieme soltanto dall'obiettivo politico di ostacolare la ricostruzione dell'Iraq e la celebrazione delle elezioni, perché l'elezione di un Parlamento e di un Governo segnerebbe la sconfitta definitiva del terrorismo».

Pisanu ha poi parlato dei servizi segreti italiani.
«Sono nettamente favorevole alla riforma dei nostri servizi di intelligence: penso che dobbiamo avere un servizio unico più compatto, più agile e più dotato di capacità di analisi e di capacità operative, e posto sotto il diretto controllo del presidente del Consiglio».
Il ministro ha definito «piuttosto macchinoso» il sistema attuale. Oggi invece, ha proseguito Pisanu, «abbiamo un servizio interno legato al ministro degli Interni, uno esterno al ministro della Difesa e poi un alto coordinamento, un alto controllo della presidenza del Consiglio: il sistema mi sembra piuttosto macchinoso».
Sui ritardi della riforma del settore, il ministro ha rilevato che «se ne sta discutendo in Parlamento, è il Parlamento che stabilisce i tempi, evidentemente c'è la mancanza di un orientamento univoco. Io penso che sia difficile trovare un largo schieramento parlamentare, ma su queste cose dobbiamo cercarlo, perché su materie delicate come questa si deve decidere al di sopra delle tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione».
Sul personale dell'intelligence, Pisanu ha parlato di «una certa sproporzione tra operativi e, tra virgolette, burocrati. Secondo me debbono crescere gli operativi e diminuire i burocrati».

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