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«Bari ha perso lo spirito levantino, altro che capitale dell'Adriatico»

Per Ribezzo non c'è bisogno di guardare al Salento per trovare buone prassi economico-culturali migliori di Bari. Anche la provincia batte il capoluogo. Permangono sacche di «resistenza creativa», ma sono fenomeni individuali, lontani dall'essere socializzati nelle politiche di sviluppo. Forse l'unico soggetto che ultimamente ha mostrato creatività è stata la criminalità: solo "comparto economico" riuscito a riconvertirsi e a mostrare una crescita qualitativa legata all'organizzazione e alla logistica nel controllo del territorio.
«Il fatto - spiega - è che non esiste più lo spirito levantino, se mai c'è stato. A partire dagli anni '30, il fascismo sostituì alla storica borghesia produttiva (capace anche di essere committenza culturale, come per la fondazione del Petruzzelli), la borghesia dei lavori pubblici. In quel momento si verificò una rottura traumatica: venne meno il nesso fondamentale tra creatività e interesse, tra creatività e produzione. E questo si è allungato per tutto il dopoguerra, soprattutto nella fase cosiddetta di "Bari laboratorio sperimentale del centro sinistra" nella quale il rapporto con lo Stato centrale ha garantito un enorme drenaggio di ricchezza attraverso strumenti come la Cassa per il Mezzogiorno e l'Artigiancassa. Un periodo lunghissimo in cui ha governato la rendita in una "tautologia dello sviluppo" che ha consentito lo sventramento del borgo murattiano e ha visto i baresi subire contenti un drastico taglio con il loro passato e la loro memoria storica. Tale trend è continuato negli anni settanta, quando una elite culturale intelligente pensò persino di volgere verso interventi innovativi queste opportunità. E nacque il CSATA, la supremazia di Bari nell'informatica, e poi Tecnopolis. Ma sempre con il limite di non avere committenza privata, condannate ad andare in crisi con l'incalzare della crisi fiscale dello Stato».

Ma il grigiore della Bari odierna riviene per l'esperto anche dalla composizione dell'apparato produttivo della provincia, dove il settore industriale per il 43% è costituito dalle costruzioni, e per il resto da settori maturi e in crisi e con una risicata presenza di agroalimentare e meccanica d'eccellenza; e un terziario, massiccio ma concentrato in attività tradizionali e senza alcuna significativa premessa di sostegno dello sviluppo.

Il presidente del Laslo afferma che è vitale completare le filiere aggiungendo fasi come progettazione, design che fanno parte di quel valore aggiunto assente nelle nostre imprese che per questo competono in posizioni di svantaggio. «Altro che cinesi - aggiunge - Se nel comparto tecnologico del periodo delle vacche grasse avessero investito in creatività, oggi la crisi non sarebbe così drammatica. Cicale che hanno tradito il popolo di formiche! In tutto il poderoso apparato bellico dell'industria pugliese non c'è neppure un esempio di centro di ricerche, di museo specialistico. Nulla è stato socializzato, vero motivo per cui non esistono i distretti. Né li si può istituire per decreto!»
Cosa fare? «Comincerei - replica - con una rilettura collettiva di "Mal di Levante" di Cassano, per possedere una chiave di lettura solida! E da qui stimolare dal basso un laboratorio urbano di creatività, luogo in cui anche l'economia, oltre il sociale e la cultura, possa attingere. Deve finire il tempo in cui una associazione o una organizzazione sindacale spiattella in un convegno la sua ricetta, ma sempre a spese degli altri, possibilmente di Pantalone. A Milano, agli inizi dell'800, quando gli industriali intesero contribuire allo sviluppo economico lombardo, tirarono fuori i denari e costituirono e sostennero la Società per l'incoraggiamento delle arti e dei mestieri, presieduta per alcuni anni dallo stesso Carlo Cattaneo! Esiste un terreno comune in cui la creatività si trasforma in fattore produttivo. Qui è il punto d'incontro tra cultura ed economia. Se riusciamo a centrare questo bersaglio, abbiamo vinto. Il resto sono chiacchiere. Bari capitale dell'Adriatico? Non c'è più posto. Pensi almeno a tornare capitale della Puglia».
Al Sindaco Emiliano suggerisce di «operare ogni sforzo per liberare le forze produttive. E di andare oltre il rapporto con le rappresentanze, siano esse partiti, sindacati o associazioni; individuando e sostenendo chi veramente ha un progetto suo proprio, ci crede a tal punto da essere disposto a realizzarlo anche da solo ed è disponibile a costituire un network di progetti concreti mano al portafoglio».

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