Martedì 11 Dicembre 2018 | 19:43

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La testimonianza degli studenti di Mosca ospitati a Taranto

TARANTO- L'arrivo della Flotta russa a Taranto ha portato "dentro casa" il terrore, l'angoscia e le incommensurabili lacrime per l'inconcepibile sterminio terroristico, portato ad innocenti bambini a Beslan.
Tutti sentimenti, inoltre, rafforzati dalle ultime ore di permanenza a Taranto di 47 ragazzi dell'Istituto della Ristorazione n. 26 di Mosca, gemellato con l'Istituto per i servizi alberghieri di Leporano (Taranto). Questi ragazzi sono stati ospitati nel capoluogo ionico sin dallo scorso giugno per fare stage presso strutture ricettive, nell'ambito delle iniziative del "Progetto Russia" (www.progettorussia.it) che prevedono il gemellaggio di sette scuole taratine con altre della capitale russa.
«Siamo tutti sotto choc, ma non abbiamo paura di questi banditi» ha commentato la preside Elena Michajlovna Soldatova, tornata a Taranto dopo quei sanguinosi giorni. I ragazzi ospitati in Italia sono tutti tra i 14-15 anni e da così lontano non riescono a capire cosa sia veramente successo. Pur abitando a Mosca, molto lontana da Beslan, sono scossi e vorrebbero far qualsiasi cosa per aiutare i loro connazionali, così duramente colpiti. I ragazzi sono frastornati per questa tragedia e, perciò, noi adulti dobbiamo aiutarli ad orientarsi e capire.
Al loro rientro, i ragazzi ritroveranno il solito ritmo scolastico perché le scuole a Mosca riaprono il 1° settembre, ma non il solito clima. A Mosca, infatti, si è convinti che il presidente Putin ha fatto quanto possibile per evitare quella strage, ma è divenuto impossibile trovare accordi con quei banditi. Per questo si è creata una forte catena di solidarietà: le famiglie stanno facendo a gara per ospitare chi ne ha necessità e gli ospedali restano sempre aperti per accogliere chi ha necessità di riposare.
Cosa possono fare gli italiani in queste ore tragiche?
«Vi chiediamo - ha sostenuto con determinazione e riconoscenza la preside Soldatova - sostegno morale. Vi chiediamo di organizzare manifestazioni in tutte le scuole e, magari, creare un ponte telematico tra i vostri ed i nostri ragazzi per comunicare. Sarebbe un gran sostegno psicologico per tutti poter contare su amici, pur se così lontani. Quando i colleghi italiani verranno a Mosca nelle prossime settimane, così come previsto dal progetto comune, portateci disegni con un solo tema: "La Pace"».
Paolo Lerario

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