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Le donne musulmane: «liberatele!»

ROMA - In attesa della manifestazione prevista per domani a Baghdad, nella quale le madri dei bambini con cui lavoravano Simona Torretta e Simona Pari, oggi varie associazioni legate al mondo islamico hanno chiesto ai rapitori di liberare al più presto le due volontarie italiane.
L'Associazione donne musulmane in Italia (Admi), in un appello pubblicato oggi dall'agenzia di notizie della Cei, ha chiesto «l'immediato rilascio» delle due italiane, aggiungendo che condanna «severamente questo atto gravissimo contro due giovani volontarie che da anni si sacrificano con costanza e coraggio, rischiando la vita giorno per giorno per portare pace e benessere là dove la guerra ha distrutto tutto».
Anche Abdallah Kabakebbji, responsabile per il dialogo interreligioso dei giovani musulmani italiani ha chiesto la liberazione di Torretta e Pari, sottolineando la sua condanna di «ogni atto di violenza compiuto nel nome di Allah: sono bestemmie e mistificazioni».
«Non vogliamo più parlare di "fratelli che sbagliano", ma dire che c'è una fuoriuscita netta dagli insegnamenti del Corano, addirittura una fuoriuscita dall'Islam», ha aggiunto il dirigente dei giovani musulmani italiani, che ha anche annunciato «azioni simboliche» nel nostro Paese, sul modello delle mobilitazioni lanciate dai musulmani francesi per esigere la liberazione dei due giornalisti in mano all'Esercito islamico dell'Iraq.
Anche due Organizzazioni non governative irachene si sono associate alle richieste di liberazione di Torretta e Pari: il "Centro di ricerca democratica e dei diritti dell'uomo" - secondo il quale le due volontarie «fanno parte delle rare persone che hanno aiutato gli abitanti di Falluja e il popolo iracheno» - e l'Ufficio internazionale delle organizzazioni umanitarie.
Nella "chat room" islamica «islamic-minibar.com», nel frattempo, è stato pubblicato un messaggio firmato "Ansar El Jihad Al Musallah" (partigiani della lotta armata) nel quale si afferma che «le madri dei prigionieri di Abu Ghraib (il carcere iracheno tristemente noto per gli abusi e le violenze dei militari americani - n.d.r.) chiedono di non liberare le due prigioniere italiane».

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