Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:03

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L'amore ritrovato

Sullo sfondo della provincia toscana, nell'Italia degli anni '30 che sta per entrare in guerra, due trentenni riprendono un'amore di gioventù con un misto di nostalgia e sofferenza, sapendo entrambi che la loro vita è altrove. Liberamente tratto da 'Una relazionè di Carlo Cassola, "L'amore ritrovato" di Carlo Mazzacurati passa oggi fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, accolto nella prima proiezione stampa con reazioni contrastanti.
Stefano Accorsi è Giovanni, 30 anni, borghese, un impiego in banca, una moglie e un figlio piccolo. Maya Sansa è Maria, la fidanzata di quando erano ragazzi, liberi di amarsi sulle dune del litorale di Livorno. Anche lei ha 30 anni, non si è sposata e ormai, come dice il padre, non se la prende più nessuno. I due, su un treno che diverrà co-protagonista della storia, si incontrano di nuovo e la passione riprende, passando a poco a poco da attrazione fisica ad amore. Vivono giorni quasi matrimoniali quando lui è costretto a fare il corso di addestramento militare a Livorno, richiamato dalle Forze Armate alla vigilia della guerra di Libia. Non c'è il divorzio, la relazione è clandestina, da arresto, Maria vorrebbe vivere un'altra vita e si dispera quando vede lui in un caffè con la famiglia, apparentemente felice. La guerra li separa, si rincontrano dopo, da sfollati nelle campagne di Livorno, Maria ha una figlia in braccio, si è sposata. Nello sguardo di entrambi, la nostalgia di giorni felici di due persone comuni che il destino ha fatto incontrare solo per poco, di un innamoramento che non è mai diventato altro, ma è stato il dono reciproco dell'educazione sentimentale.
«Il loro sentimento è autentico nella semplicità e profondità - dice Carlo Mazzacurati - e per questo credo comprensibile anche oggi. Mi piaceva l'idea di una storia così, di sguardi, di segni, di una passione fisica che diventa molto altro di più».
L'Italia a cavallo tra i '30 e i '40 è sullo sfondo, appena accennata. «E' stata una scelta. La tv ha creato ormai un sottogenere di fiction: la rappresentazione dell'Italia di quegli anni e ha quasi distrutto la possibilità del cinema di raccontare quel periodo. Ho scelto di lasciare tutto sullo sfondo, ispirandomi ai pittori della Scuola Romana più che alle fotografie dell'epoca».
Per qualche tempo Mazzacurati e i suoi sceneggiatori Claudio Piersanti e Doriana Leondeff avevano pensato ad una trasposizione della storia ai giorni nostri, «ma i telefonini e i treni sempre in ritardo avrebbero trasfigurato questa storia».
Alessandra Magliaro

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