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Il grande viaggio

Un padre e un figlio, due mondi lontanissimi. Li dividono l'età, la religione (il padre è islamico, il figlio si è allontanato dalla fede), la cultura: il padre è nato in Marocco e marocchino si sente, il figlio è frutto della cultura francese. "Il grande viaggio", del regista marocchino Ismael Ferroukhi, racconta il percorso dell'Islam verso l'integrazione ma soprattutto la riconciliazione di un padre con un figlio.
«Il cinema è un mezzo che serve a rompere i pregiudizi - spiega il giovane regista, sceneggiatore di Cedric Kahn prima di questo primo lungometraggio - ma quello che per me era soprattutto importante era dimostrare come ogni essere umano abbia bisogno di integrarsi, può essere un musulmano ma anche un francese, un giovane come un vecchio. D'altronde il tema della rottura generazionale riguarda tutto il mondo occidentale, il rapporto fra padre e figlio è un tema universale».
«Il grande viaggio», dal 24 novembre nei cinema francesi e ancora in cerca di una distribuzione italiana, racconta infatti il percorso da Marsiglia a Istanbul di questi due uomini così distanti. Sentendosi vicino alla morte Mustafà, un anziano marocchino emigrato in Francia, vuole recarsi alla Mecca, viaggio che ogni buon musulmano deve fare almeno una volta nella vita. Non potendo andare da solo chiede a suo figlio Reda di accompagnarlo, il ragazzo controvoglia è costretto di accettare. Alla fine del viaggio, quando il padre si perde tra i pellegrini della Mecca senza fare ritorno, il figlio sarà riuscito a conoscere suo padre.
«Attraverso questa convivenza forzata con il padre, il giovane riesce a riscoprire una parte di sè, della sua cultura che aveva dimenticato. - ha raccontato il regista - La morte non è il prezzo da pagare per la riconciliazione perchè quando la morte arriva i due si sono già riconciliati».
Realizzato con capitali francesi e marocchini, il film è la prima produzione che è riuscita ad entrare nello spazio sacro della Mecca. «Sono stato fortunato - ha detto Ferroukhi - ma non è stato facile. Dopo aver ottenuto l'autorizzazione a girare dovevo continuamente contrattare con le autorità che non capivano perchè dopo una prima ripresa ne volessi fare un'altra. I due milioni di pellegrini venuti alla Mecca però non si sono accorti di nulla».

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