Giovedì 13 Dicembre 2018 | 16:02

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Appello delle musulmane italiane: «liberatele»

ROMA - Un appello per il «rilascio delle due operatrici di pace italiane» è stato lanciato dall'Admi (associazione donne musulmane in Italia) che in un comunicato ripreso dal Sir, il Servizio di informazione religiosa promosso dalla Cei, chiede «con forza l'immediato rilascio di Simona Pari e Simona Torretta e di tutti gli operatori di pace e giornalisti nelle mani delle bande armate».
«Le modalità del sequestro - scrivono nell'appello le donne musulmane d'Italia - e la scelta dei soggetti, donne impegnate a migliorare le condizioni di vita di civili inermi, soprattutto dei bambini, e che portavano avanti un progetto per il recupero della biblioteca più antica di Baghdad, ci lasciano inorridite e sgomente».
L'Admi - organizzazione legata all'Unione delle comunità islamiche italiane - «condanna severamente questo atto gravissimo contro le due giovani volontarie che da anni si sacrificano con costanza e coraggio, rischiando la propria vita giorno per giorno per portare pace e benessere là dove la guerra ha distrutto tutto, e che si sono sempre dimostrate amiche del popolo iracheno».
«Denunciamo - si legge ancora nell'appello - la spirale di violenza che solo negli ultimi due giorni ha causato centinaia di vittime, e condanniamo ogni offesa e lesione contro i civili, le donne, gli anziani, i bambini e contro i giornalisti, gli operatori di pace e i volontari delle associazioni umanitarie». L'appello si conclude con una manifestazione di solidarietà «ai famigliari delle giovani ragazze e a tutto il gruppo di operatori della pace che lavora nell'associazione Un ponte per Baghdad».
«Siamo disposte a rinnovare più volte l'appello finché le due donne italiane non saranno liberate». Lo ha promesso Asmae Dachan, presidente delle donne musulmane d'Italia, comunicando anche l'intenzione dell'organizzazione di tradurre in lingua araba il testo del loro appello e di inviarlo ai due maggiori canali arabi televisivi, Al Jazira ed Al Arabia. «Siamo sotto choc - dice Asmae Dachan - sia perché hanno preso due donne, sia per la modalità di sequestro con 20 uomini armati entrati in un luogo di pace, e sia perché hanno colpito due volontarie che stanno spendendo i migliori anni della loro vita sacrificandosi per alleviare le sofferenze del popolo iracheno, senza chiedere nulla in cambio dando solo il proprio amore con grande generosità. E' una vicenda che ci lascia davvero allibite».
Dachan ricorda che ogni forma di terrorismo e di violenza contro donne e bambini è condannata dal profeta: «Il Corano proibisce la guerra come forme di offesa alle popolazioni e consente solo la guerra di difesa. E anche in questo caso il profeta raccomandava di non toccare, le donne, i bambini, gli anziani, gli animali, la vegetazione e i religiosi nelle loro chiese e nei loro monasteri. Quindi se ci fosse combattimento, questo dovrebbe essere solo tra uomo e uomo. Qui addirittura non stiamo parlando nè di combattimento nè di guerra. Ci sono due ragazze che sono andate in Iraq come operatrici di pace per aiutare il popolo iracheno».
«Sono due civili, sono due donne e sono due volontarie che sono andate lì per difendere un popolo che non è neanche il loro, dimostrando un'umanità che l'Islam incoraggia e loda», ha concluso.

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