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Questo il «manifesto del dissenso»

Nell'ambito della Carovana sono stati individuati alcuni punti-chiave: l'adesione alla richiesta di dimissioni del ministro Calderoli (Lega Nord) per le sue critiche sull'immigrazione clandestina; il "no" alla guerra in Iraq ed a tutti i conflitti in atto nel mondo; il "no" all'eventuale trasferimento da Gaeta a Taranto del comando della Sesta Flotta statunitense; il "no" al progetto del ponte di Messina; la campagna per sottrarre le nigeriane alla prostituzione ed allo sfruttamento; la campagna contro l'attuale gestione dei "Centri temporanei di accoglienza" per i clandestini; «i passi verso la difesa popolare nonviolenta».

Questo è il testo del "manifesto" della Carovana:
«Oggi si parla di "nuovo ordine mondiale". Ma chi lo definisce? Per chi vale? Quanto durerà questo ordine che conserva pochi ricchi e potenti, tutti gli altri poveri e senza alcun potere?
L' «ordine» oggi è assicurato con violenza da chi si sente privo della sua sicurezza e si impone su tutti. Il potere si spartisce tra i forti e più di quattro miliardi di poveri continuano a non contare nulla nella riorganizzazione del mondo.
Adesso, non domani! È urgente che la nostra storia italiana dia risposte decise su questo.
Invece stiamo diventando dei "notai dello status quo e non i profeti del futuro nuovo", di cieli nuovi e terra nuova. Idoli suadenti bussano alle porte delle nostre case e conquistano il cuore di tutti, ricchi e poveri: il mito della bellezza, del profitto, del potere a tutti i costi.
In questo tutti sono nemici di tutti: detta legge il desiderio, che parte dai bisogni e dimentica i diritti; la produzione sfrenata soddisfa l'appetito ma affama popoli interi e inaridisce il pianeta.
Nel settembre 2002 la Carovana della Pace dei missionari-e comboniani ha incontrato migliaia di persone - molti i giovani - da Verona a Trento, da Mestre a Milano, da Genova a Firenze, da
Terracina (Latina) a Molfetta (Bari) e da Pesaro a Bologna.
Siamo ripartiti nello sforzo comune di superare la logica della guerra e del nemico, abbattere le barriere dell'ingiustizia economica e sociale, per recuperare il senso della comunità e di un'informazione che intesse relazioni umane, non di esclusione.
È ancora troppo poco!
Continuiamo a credere in un millennio senza esclusi dove la società civile e la chiesa, popolo di Dio in cammino, devono mettersi al servizio del bene comune, del diritto internazionale e della costruzione attiva della pace: un cammino di spiritualità e di liberazione nonviolento, iniziando sempre dalle periferie.
Per questo, dal 7 al 19 settembre 2004 le Carovane della Pace ripartono, dai confini della nostra Italia, luoghi di incontro e non barriere di divisione.
- Interroghiamo l'Unione Europea. La sfidiamo a redimere la sua storia di violenza e a recuperare il suo patrimonio di civiltà: è tempo di preparare politiche alternative all'unica autorità imposta. Tempo di rilanciare la solidarietà internazionale ed il diritto dei più deboli. Lo gridiamo ai confini del nostro paese e lo invochiamo nell'azione politica delle piccole comunità locali, vigilanti sulla cooperazione, sul disarmo e su politiche di accoglienza.
- Crediamo nel Mediterraneo come luogo di incontro, culla delle civiltà, crogiuolo dei popoli, riscattandolo dal ruolo di tomba dei disperati che finora ha tenuto lontano le carovane di nuovi
schiavi dalla nostra terra. Riflettiamo con la società civile e la chiesa sulla liberazione da tutte le forme di schiavitù moderne.
- Chiediamo alla comunità civile e alle comunità cristiane di varcare i confini dentro cui si sono rinchiuse, per cominciare a dialogare tra loro e lasciarsi abitare dai poveri.
Guardare alla storia con i loro occhi è attraversare uno dei confini più profondi che separano gli esseri umani tra loro.

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