Martedì 11 Dicembre 2018 | 22:09

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La fuga degli innocenti

MOSCA - Inseguiti, come in una favola terrorizzante, dalle 'streghe' in nero che vogliono ucciderli, quasi nudi, assetati, alcuni sanguinanti: le immagini della fuga degli innocenti dalla scuola maledetta di Beslan colpiscono con la forza di un maglio, e raccontano di una crudeltà senza appello e senza remore. In mutande - da tre giorni erano chiusi a centinaia in una soffocante palestra, senza cibo nè acqua - i bambini, di tutte le età, di tutte le taglie, corrono verso il rassicurante cordone di Omon, le forze speciali della polizia russa, che li caricano a braccia e li portano lontano, il più lontano possibile, da quel fumo, da quegli spari, da quelle esplosioni assordanti. Nell'aria, il forte odore della cordite; tutto intorno, nella zona 'sicurà, la confusione di barelle e ambulanze, il rapido passaggio di decine di bottiglie d'acqua, cui qualcuno si aggrappa. Una bambina magra, i biondi capelli sporchi e appiccicosi, in braccio a quello che probabilmente è suo padre o un suo parente, stringe ancora nelle mani una bottiglia ormai vuota, e non la lascia neppure quando viene caricata in una vecchia 'zhigulì, per essere portata fuori dall'incubo. Gli occhi dilatati raccontano quei tre giorni di terrore e di sete. Poco più in là, una barella con il corpo insanguinato di un bambino: avrà forse 12 o 13 anni, le mutandine rosse come i rivoli che gli corrono sulle gambe. A un certo punto solleva una mano: che sollievo, è vivo. Ma un altro, accanto, non si muove: sarà morto? No, lo caricano sulla stessa ambulanza, non è possibile che mettano insieme i morti e i vivi. O forse sì.
Nel caos dantesco della scuola maledetta, dove madri in lutto si trasformano in assassine di altri bimbi, tutto è possibile. Due di queste 'vedove nerè hanno tentato fino all'ultimo di portare con sè in un'unica esplosione quei bambini in fuga, inseguendoli all'esterno dell'edificio scolastico: non ci sono riuscite, e hanno rapidamente abbandonato le vesti scure per bianchi camici, forse divise da infermiere. Un elicottero le insegue, partono raffiche di colpi. Forse sono riuscite a sfuggire, perchè il velivolo non torna indietro, gli spari continuano. Una donna in abito rosso - un vestito da grande occasione, tre giorni fa era andata a una festa, quella dell'inizio dell'anno scolastico - crolla a faccia in giù su una barella e viene portata via. Una madre che tiene fra le braccia un neonato inerte, forse addormentato, forse svenuto, vaga per qualche tempo senza meta, guardandosi intorno con gli occhi di chi non vede nulla, poi piega a destra verso un prato dove si lascia cadere. Una mano caritatevole le porge una bottiglia. E' finita. E' finita? Non si sa, non si capisce.

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