Lunedì 17 Dicembre 2018 | 15:02

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Potenza

Il primo nucleo dell'attuale Potenza fu fondato verso il secolo IV a. C. dopo la distruzione del villaggio neolitico di Serra di Vaglio. Gli abitanti si stabilirono sulle rive del fiume Basento nei pressi della località dove oggi c'è un ponte chiamato di San Vito.
Nel periodo romano fu Prefettura con il nome di "Potentia". Fu saccheggiata dai Visigoti, poi appartenne al Ducato di Benevento e nel 1066 contea Longobarda. Sede vescovile dal V secolo,fu nel 1111 retta dal vescovo Gerardo della Porta. Questi, secondo la leggenda, bloccò l'invasione e la distruzione della città da parte dei Saraceni, risaliti sino a Potenza dallo Ionio percorrendo il letto del Basento. Gerardo della Porta fu per questo beatificato nel 1120 e poi elevato a patrono della città.
Sotto la dominazione Normanna Potenza divenne città demaniale. Nel "III secolo fu rasa al suolo dalle truppe di Carlo d'Angiò per punire i nobili che gli si erano rivoltati contro. Il terremoto del 1273 distrusse il poco che era rimasto in piedi. Potenza fu dominio e contea degli Aragonesi che, però, non fecero decollare la sua economia e la ridussero ad un piccolo centro di provincia.
Altri dominatori i Guevara e in particolare del conte Loffredo, il quale nel 1604 aveva sposato Beatrice Guevara.
Nel 1694 un altro terremoto distrusse la città. Con l'avvento nel 1799 della Repubblica Partenopea ed i moti filo repubblicani altre rivolte scombussolarono la città. Nel 1806 è proclamata capoluogo della Basilicata-Lucania. Nel 1857 ancora un terremoto e Potenza, in barba al suo nome, è di nuovo distrutta.
Ricostruita migliorano, con l'unificazione dell'Italia, le comunicazioni stradali e ferroviarie. Alla fine seconda guerra mondiale la città s'ingrandisce ma comincia il fenomeno dell'emigrazione.
Potenza è il capoluogo di regione più alto d'Italia (819 m) e, al di là di alcune connotazioni di un certo valore, appare un po' appiattito nella pletora di nuovi rioni creati negli ultimi vent'anni. Il vecchio nucleo stretto intorno a via Pretoria, il più colpito dal terremoto dell'80, presenta alcune chiese di grande interesse monumentale.
Cattedrale di S. Gerardo. Del 1197, riedificata nel 1700, restaurata, conserva della struttura originaria la finestra tonda della facciata e l'abside.
Chiesa della Trinità Risale al XIII secolo ma è stata restaurata nel 1975 in forme neoclassiche; i dipinti del Pietrafesa sono al Museo provinciale. In chiesa, la tomba di Donato di Grasiis, in marmo, del XVI secolo.
Chiesa di S. Michele XII secolo, il restauro ne ha snaturato abbastanza le linee di schietto romanico locale. E' stata attribuita al Maestro Sarolo di Muro.
Chiesa di S. Maria del Sepolcro XIII secolo, su antico oratorio dei Templari. Restaurata, conserva l'arco di trionfo originale. Statua dell'Arcangelo Michele di gusto e fattura popolari. Splendido il bassorilievo Madonna con Bambino e Angeli, in marmo, probabilmente della fine XIV secolo.
Chiesa di S. Francesco. È una testimonianza particolare di arte locale con evidenti influssi di arte catalana provenienti dagli artisti spagnoli presenti a Napoli. Molto belli il portale durazzesco e anche per i non addetti ai lavori. Se ne consiglia particolarmente la visita.
Museo archeologico provinciale. Materiali e reperti di tutta la regione. È chiaro il legame della popolazione locale con i coloni greci; il museo è di facile e agevole lettura.
Archivio di Stato dove sono documenti a partire dal '300 con circa 600 pergamene.
Scala del Popolo. Da piazza XVIII agosto, caratteristica, risale al 1892.

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