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Pagato riscatto: liberi 7 camionisti rapiti in Iraq

DUBAI - Sono stati rilasciati i sette camionisti stranieri dipendenti di una società kuwaitiana, sequestrati da ribelli iracheni. I tre indiani, i tre kenyani e l'egiziano presi in ostaggio il 21 luglio sono stati intervistati dalla televisione "Al-Arabiya" poco dopo la loro liberazione. Già sabato scorso una portavoce della società "Kuwait Gulf and Link" aveva manifestato ottimismo sull'esito della trattativa che era stata avviata con i sequestratori per il tramite di mediatori.
I sette sono sembrati in buone condizioni e di buon umore. La società si era impegnata a interrompere tutte le operazioni in Iraq, come avevano chiesto i sequestratori che dicevano di appartenere alla Divisione Bandiere Nere dell'Esercito segreto islamico. I rapitori hanno invece lasciato cadere una richiesta iniziale di risarcimento alle famiglie irachene colpite dai bombardamenti aerei americani a Falluja.
A fare da tramite tra l'azienda e i sequestratori è stato lo sceicco Hisham al-Dulaymi, un leader tribale iracheno.
«Abbiamo riavuto gli autisti», ha dichiarato Rana Abu Zaineh, una portavoce della società, «Stanno già rientrando in Kuwait».
Il camionista egiziano ha dato sfogo alla sua contentezza: «Quando abbiamo saputo che ci avrebbero rilasciati non siamo riusciti a dormire dalla gioia. Grazie a Dio tutti ci hanno aiutati», ha detto Mohamed Ali Sanad.
Un diplomatico egiziano in Iraq ha poi dichiarato: «Tutti gli ostaggi sono stati rilasciati incolumi. Non sono state poste condizioni da alcuna delle parti ed è questo che ha portato al loro rilascio».
Ancora l'ostaggio egiziano ha dichiarato: «Ci hanno trattati bene. Ci hanno impartito lezioni di religione e insegnato a pregare». I sette camionisti sono stati portati all'ambasciata indiana a Baghdad è da qui trasferiti all'aeroporto.
I sequestratori hanno subito cantato vittoria. «Quando è stata soddisfatta la nostra condizione, vale a dire costringere la società kuwaitiana, che trasporta merci per gli infedeli americani, a lasciare l'Iraq, abbiamo deciso di liberare i sette ostaggi», si legge in un comunicato dei ribelli, «Giuriamo su Dio che non avremo pietà con coloro che aiutano gli occupanti e promettiamo di colpirli con il pugno d'acciaio».
La ditta kuwaitiana per la quale lavorano i sette autisti liberati oggi dopo essere stati presi in ostaggio in Iraq, ha detto, prima dell'arrivo del gruppo in Kuwait, di non aver cessato le proprie attività nel Paese vicino ma di aver versato ai rapitori un riscatto di oltre 500.000 dollari.

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