Venerdì 14 Dicembre 2018 | 10:36

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In Svezia il lavoro ideale

GINEVRA - La Svezia ed i Paesi nordici sono i campioni mondiali delle tutele del lavoro: della possibilità cioè di trovare un impiego, di mantenerlo al riparo da licenziamenti selvaggi, di avere prospettive di carriera e di essere tutelati sul fronte degli incidenti. La classifica, che vede l'Italia solo al ventesimo posto, arriva dall'Ilo, l'Ufficio internazionale del lavoro che ha misurato, per la prima volta a livello globale, il livello e la percezione di tutela economica e sociale degli individui e dei Paesi: un indice che, appunto, comprende diversi parametri che vanno dalla sicurezza sul luogo di lavoro, alla possibilità di trovare impiego, passando per le tutele anti-licenziamento.
L'indice - spiega un rapporto dell'Ilo reso noto oggi a Ginevra - non coincide però sempre con il livello di reddito ed è invece un elemento determinante per la felicità. Favorisce infatti la tolleranza, la crescita e lo sviluppo.
Ma, rivela il rapporto intitolato «Economic Security for a Better World», circa tre quarti dei lavoratori vive in condizioni di insicurezza economica e solo una persona su dieci, (8% della popolazione mondiale) vive in Paesi che offrono un livello elevato di sicurezza economica, sostiene ancora la ricerca dell'Ilo.
Secondo quanto riferisce il rapporto, la Svezia, con un indice di sicurezza economica «Esi» dello 0,977 domina la classifica mondiale. In seconda posizione è la Finlandia (0,947), seguita da Norvegia (0,926), Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. L'Italia (0,681) è 20/a preceduta da quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale (Francia, Germania, Spagna sono rispettivamente al settimo, nono e 13/o posto), ma davanti agli Usa (O,612) in 25/a posizione. La Svizzera - tra i Paesi con un reddito pro capite tra i più alti ed un tasso di disoccupazione tra i più bassi - è 16/a.
Chiudono la classifica - che include un totale di 90 Stati - i Paesi in via di sviluppo. Al 90/o posto è così il Nepal (0,051) immediatamente preceduto da Sierra Leone, Bangladesh, Ruanda, Burundi, Mauritania e Pakistan. In generale, i Paesi dell'Europa occidentale ottengono i migliori risultati e appartengono al gruppo dei Paesi avanzati (buone politiche, buone istituzioni e buoni risultati). Gli Usa sono invece nella categoria dei Paesi pragmatici (buoni risultati malgrado politiche e istituzioni poco incisive), afferma l'Ilo. L'Europa dell'Est è invece la regione del mondo dove l'insicurezza economica ha registrato la più forte crescita nell'ultimo decennio e dove la «felicità è crollata», ha spiegato Guy Standing, responsabile del programma dell'Ilo sulla sicurezza socio-economica. L'indice Esi è stato elaborato inglobando sette fattori legati alla sicurezza del lavoro (mercato lavoro, occupazione, ecc.) e tiene conto delle politiche, delle istituzioni e dei risultati ottenuti. Gli esperti dell'Ilo ritengono infatti che nè il tasso di disoccupazione, nè il livello di reddito siano sufficienti per misurare il benessere dei lavoratori. Tra i vari fattori, l'elemento determinante è invece la sicurezza del reddito: «se si dispone di 100 dollari ogni settimana - ha spiegato Standing - ci si sente più sicuri di quando si ricevono 120 dollari una settimana, 80 quella successiva e chissà quanto la seguente...». L'analisi dell'Ilo constata inoltre che la ripartizione mondiale della sicurezza economica non corrisponde automaticamente alla ripartizione mondiale del reddito: «l'Asia ad esempio detiene circa il 7% del reddito mondiale, ma rappresenta circa il 14% della sicurezza economica», scrive l'Ilo. All'opposto, nei Paesi dell'America latina i cittadini hanno meno sicurezza economica rispetto a quello che ci potrebbe aspettare dal loro livello di reddito. Gli esperti dell'Ilo identificano inoltre nella disuguaglianza del reddito e nella variabilità dei tassi annui di crescita economica - fenomeno in aumento - due importanti fattori dell'insicurezza economica, aggravata dall'inadeguatezza dei sistemi di sicurezza sociali classici rispetto alle nuove forme di rischio e di incertezza sistemici che caratterizzano il sistema economico mondiale globalizzato e liberalizzato.

«La sicurezza economica crea comportamenti socialmente responsabili. All'opposto, l'insicurezza genera tensioni e violenza», ha ammonito Standing, sottolineando l'estesa maggioranza di opinioni favorevoli ad un sostegno alle persone economicamente più vulnerabili evidenziata dallo studio.
Il rapporto contiene stime per oltre 90 Paesi, pari all'85% della popolazione mondiale. Per realizzarlo, oltre ad una vasta raccolta di dati, gli esperti hanno condotto indagini presso 48mila lavoratori e lavoratrici ed oltre 10mila luoghi di lavoro di tutto il mondo. Tra le numerose conclusioni dello studio, figurano anche l'identificazione di una netta crescita del fenomeno dei «quasi poveri», della precarietà dell'impiego e dell'aumentato livello di stress dei lavoratori.
Per il Direttore generale dell'Ilo Juan Somavia, «fino a quando non renderemo le nostre società più eque e la globalizzazione più inclusiva, pochi potranno raggiungere la sicurezza economica».

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