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Fiat - Sindacati preoccupati per il futuro dell'industria automobilistica nazionale

TORINO - C'è grande preoccupazione tra i sindacati per quel che riguarda il futuro dell'industria automobilistica nazionale: da una parte, per l'annuncio odierno comunicato dall'azienda alle organizzazioni sindacali durante un incontro tenutosi all'Unione Industriale di Torino, di un nuovo ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti di Mirafiori, Rivalta, Termini Imerese e Cassino; dall'altra per una notizia riportata oggi da alcuni quotidiani concernente l'imminente cessazione della produzione del propulsore 1.6 Torque dallo stabilimento Fiat-Gm Powertrain di Mirafiori al Brasile.
Il ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti della Fiat Auto interessa circa 5.800 lavoratori a partire dal 27 settembre fino al 3 ottobre prossimo, trane a Cassino dove la Cig si protrarrà sino al 10 ottobre.
Ma a provocare oggi l'immediata reazione delle organizzazioni sindacali, ancor più ce l'annncio di un nuovo ricorso alla cassa integrazione, è stata la notizia della cessazione della Produzione del motore Torque a Torino, dove lavorano circa 500 addetti. La Powertrain, infatti, sottolinea il segretario della Fismic-Confsal, Vincenzo Aragona, aveva assicurato che nlla sarebbe cambiato fino a tutto il 2005. Da qui la richiesta da parte dei sindacati di un incontro con l'azienda del Lingotto: «i rappresentanti dei lavoratori - è detto in una nota - esigono sia fatta la massima chiarezza sulle prospettive occupazionali degli stabilimenti di meccanica del capoluogo piemontese. Una chiarezza, viene precisato che non deve rguardare solo i siti produttivi di Torino e provincia, ma tute le realtà produttive dislocate sul territorio nazionale».
Ma per le organizzazioni sindacali «quella rappresentata dalle difficoltà di Fiat Auto è una questione che deve necessariamente attrarre l'attenzione delle istituzioni». «E' in gioco - sottolinea ancora il segretario dela Fismic - il destino della maggiore azienda privata italiana e con essa il futuro di migliaia di lavoratori e di altrettante famiglie».

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