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I musulmani francesi si difendo e si interrogano

PARIGI - Ricatto «odioso», condanna «ferma», liberate i giornalisti. Nessuna incertezza dei dirigenti delle organizzazioni musulmane più autorevoli in Francia sul rapimento dei due giornalisti, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, catturati dall'Esercito islamico in Iraq.
E anche se queste organizzazioni, Consiglio del culto musulmano, Moschea di Parigi, Unione delle organizzazioni islamiche di Francia, avevano duramente criticato la legge che proibisce di indossare il velo islamico ed altri simboli religiosi a scuola, il cui annullamento è la merce di scambio reclamata dai terroristi per liberare Chesnot e Malbrunot, non accettano di essere confuse neanche per un istante con quell'Esercito.
Sono circa sei milioni i musulmani in Francia, il 10 per cento dell'intera popolazione, la più grande comunità in Europa. E' pensando a questi numeri che qualche settimana fa il premier israeliano, Ariel Sharon, aveva consigliato agli ebrei francesi, circa 600mila, di andarsene.
«Io temo - ha detto Fatiha Ajbli, membro dell'Unione delle organizzazioni islamiche in Francia, dopo aver partecipato, indossando il suo velo, alla riunione convocata stamani dal ministro dell'Interno Dominique de Villepin - che domani il mio velo possa essere accostato a quei rapitori. Io rifiuto che questo mio velo possa essere macchiato di sangue». E si è proposta come ostaggio al posto dei due giornalisti francesi.
Il rettore della Moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, ha chiesto all'intera comunità musulmana di «prendere le distanze», di riunirsi e pregare. E un esponente di rilievo dei musulmani francesi, Fouad Alaoui, ha fatto sapere ai rapitori: «Non servite la causa dell'Islam e dei musulmani di Francia».
Ma un'altra organizzazione islamica, il Consiglio dei democratici musulmani, accusa proprio la potente Unione delle organizzazioni islamiche: «la campagna anti-francese, sua e dei suoi accoliti fondamentalisti, in occasione della legge sulla laicità, ha permesso a dei gruppuscoli terroristi di immischiarsi nella politica interna francese».
Un'accusa pesante, da provare. Intanto però la forte opposizione delle organizzazioni ufficiali musulmane alla legge sulla laicità ha fatto nascere un vasto movimento in tutta la Francia.
In Alsazia una linea telefonica è pronta a consigliare le ragazze che vogliono indossare il loro velo a scuola. Il telefono è gestito dal Comitato «15 marzo e libertà», il giorno in cui la legge venne approvata dal parlamento. «Noi - spiegano le giovani volontarie musulmane - non facciamo gli avvocati. Spieghiamo solo la legge». In una settimana sono state una ventina le liceali che hanno chiamato: «non vogliono rinunciare al velo e vogliono conoscere i loro margini di manovra. Ma la bandana al posto del velo non è una soluzione.
E' una legge che non risolverà niente e che creerà solo problemi».

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