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I misteri sul rapimento di Baldoni

ROMA - Alì, Mohammad, Salah, Safanaa. E non solo loro. Chi sono questi personaggi misteriosi? Che ruolo hanno avuto nella tragica missione della Croce rossa italiana Baghdad-Najaf del 19 e 20 agosto scorso? La procura di Roma, che indaga sul sequestro e l'uccisione di Enzo Baldoni, vuole saperlo. E, a questo scopo, sentirà presto Beppe De Santis, il coordinatore della Cri che organizzò quel convoglio.
I magistrati hanno già acquisito la relazione che De Santis ha consegnato al commissario straordinario della Croce rossa, Maurizio Scelli. Ma vogliono sapere tutto su chi erano i componenti della spedizione e sul ruolo che hanno avuto.
Nel ritorno a Baghdad, secondo quanto si è appreso finora, del convoglio facevano parte una quindicina di persone. Tra queste la volontaria gallese Helen Williams, che in un intervista a Radio Città del Capo di Bologna ha raccontato: «c'erano dieci o dodici volontari italiani, quattro iracheni e poi noi due, io e il mio interprete». Quanto a Baldoni e al suo autista-interprete Ghareeb (ucciso nell'agguato, ma il suo corpo non sarebbe stato ancora recuperato) la volontaria ha detto che la loro auto apriva la colonna, la stessa versione fornita dai responsabili della Cri.
Del convoglio, ma solo nel viaggio di andata, faceva parte anche una troupe della Rai, che però ha lasciato Kufa il pomeriggio del 19 agosto: «Io e l'operatore abbiamo preso un'auto suggerita da Ghareeb e siamo tornati a Baghdad», racconta sul suo blog l'inviato Pino Scaccia.
Su Ghareeb, un giordano-palestinese di cui non si conosce nemmeno il nome completo, molte riserve sono state avanzate in queste ore dal commissario della Croce rossa, secondo cui era quantomeno un millantatore. Ma nello stesso convoglio c'erano anche altri personaggi dal ruolo e dall'identità incerta.
Uno è Alì, che però, secondo alcuni, potrebbe essere lo stesso Ghareeb. A parlarne è la stessa Williams: «Alì, l'autista dell'auto bianca ci sorpassa, ferito al volto e ci urla di andare avanti», scrive su Internet. L'auto bianca dovrebbe essere la Nissan su cui viaggiava Baldoni, ma nella sua intervista, quando si riferisce all'autista-interprete del giornalista ucciso, la Williams lo chiama sempre Ghareeb. Di questo Alì, comunque, si perdono le tracce.
Poi c'è Mohammed che, come ha dichiarato Scelli, era sulla macchina che la sera prima dell'agguato ha riportato a Baghdad i giornalisti della Rai. Questo Mohammed, o Mohamad, sarebbe un uomo dell'ufficio di al Sadr, accreditato dallo stesso Ghareeb presso la Croce Rossa. Ma al pari dell'autista di Baldoni, anch'egli, secondo il commissario della Cri, si sarebbe poi dimostrato inaffidabile.
Altro personaggio tutto da tratteggiare è Salah. Ne parla lo stesso Baldoni, il 18 agosto, alla vigilia della missione, in uno degli ultimi «post» sul suo «Bloghdad»: «In macchina con noi c'è anche Salah, il braccio destro di Beppe (De Santis - ndr), un iracheno dal volto mefistofelico che è stato maggiore nell'Aeronautica e che rimpiange Saddam. Mi chiedo se è con noi per aiutarci o per controllarci. Chi lo sa. Ma così è l'Iraq: è difficile sapere chi è davvero chi hai di fianco». Che Salah sia invece Sajaf al Jidi, meglio noto come Abu Karrar, l'uomo attivato dalla Cri per la liberazione dell'ostaggio? Non si sa.
Ma Baldoni prosegue: «In uno dei due camion c'è un alto esponente dell'Esercito del Mahdi (gli uomini di Moqtada al Sadr) che è la nostra assicurazione sulla vita». Parla forse di Mohammed-Mohamad? Infine, Safanaa. Elegante, di famiglia benestante, collaboratrice di organizzazioni umanitarie irachene e straniere, è stata una delle ultime a sentire il giornalista italiano prima del sequestro. Si dice sia stata lei a portare il corpo di Ghareeb in ospedale, ma rintracciata dal «Corriere della Sera» all'indomani del rapimento, e dopo che il suo nome era circolato su internet, si è molto arrabbiata: «Qui si muore e non si scherza così, con la vita degli altri». Una donna misteriosa, Safanaa, «comparsa e sparita come testimone in poche ore», scrive Scaccia sul blog.

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