Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 21:37

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Iraq - Due giornalisti francesi presi in ostaggio

DOHA - Due giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot sono stati presi in ostaggio in Iraq da un gruppo integralista che chiede l'annullamento della legge francese sul velo. Lo ha riferito la tv satellitare araba Al Jazira.
Secondo Al Jazira, che cita «proprie fonti in Iraq», il gruppo "L'esercito islamico in Iraq" ha dato a Parigi «48 ore per revocare la legge» che vieta il velo islamico nelle scuole pubbliche.
La legge sul velo islamico - approvata dal Parlamento francese nel marzo scorso - proibisce l'esibizione ostentata di simboli religiosi - non solo il velo islamico, ma anche grandi croci, kippah ebree, turbanti - nelle scuole pubbliche del paese, in nome del principio della laicità.
L'approvazione definitiva è stata votata a larga maggioranza dal Senato di Parigi - che non ha modificato in nulla il testo già votato nella Camera dei deputati - contando con l'appoggio tanto dell'Unione per un Movimento Popolare (Ump, la formazione di centrodestra del presidente Jacques Chirac) come del Partito Socialista, principale forza dell'opposizione.
Difendendo la legge - che sarà applicata a partire dall'inizio del prossimo anno scolastico in Francia, in settembre - davanti al Senato, il ministro dell'Istruzione nazionale, Luc Ferry, ha sottolineato che «la nostra visione della laicità non è contro le religioni: ognuno ha diritto all'espressione della propria fede, a condizione che all'interno delle scuole della Repubblica rispetti le leggi della Repubblica stessa».
Pochi giorni dopo l'approvazione definitiva della norma, è giunta la prima minaccia del fondamentalismo islamico, sotto forma di una lettera al quotidiano Le Parisien firmata dal sedicente «commando Mosvar Barayev» che prometteva «rappresaglie in seguito al voto sulla legge sul veto islamico».
Il numero due della rete terrorista Al Qaida, Ayman Al Zawahiri, ha condannato la legge in un messaggio diffuso lo scorso febbraio dalla tv satellitare araba Al Arabiya, nel quale sosteneva che la norma «conferma ancora una volta il rancore e la crociata di odio degli occidentali contro gli islamici, mentre si ammantano di libertà, democrazia e diritti umani».

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