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La finale Italia-Brasile di volley domenica 29 alle 13,30

Italia-RussiaATENE - Bernardinho da due giorni dorme un'ora a notte perché deve studiare l'Italia. Montali ha passato alla lente il Brasile, ma senza ansie particolari, perché quella di domenica «è solo una partita di pallavolo». Sarà, eppure Italia-Brasile non ha solo il fascino della sfida tra superpotenze dello sport, che la palla si giochi sei contro sei o undici contro undici. E' anche e soprattutto una gara che vale la medaglia più preziosa: l'oro olimpico.
L'Italia lo insegue da sempre, ma non è mai riuscita ad afferrarlo: nel frattempo ha vinto tutto, titoli mondiali, europei, World League a valanga. Ma quel gradino più alto del podio a cinque cerchi è rimasto un tabù, una maledizione, una tessera che non vuole proprio andare a completare il puzzle fatto di successi. Il Brasile lo considera già suo: perché i sudamericani nell'ultimo anno sono più di una spanna sopra a tutti gli altri. Gli azzurri di Montali non vogliono portare sulle spalle il peso di dover vincere per realizzare il sogno di tutto il mondo della pallavolo: schiacciata la Russia in semifinale, che pure sembrava avversario più che temibile, domenica è un'altra gara. Una filosofia che porta il copyright di Montali e che tutta la squadra ha fatto propria.
Niente paragoni con l'Italvolley di Velasco, questa è l'Italia del ventunesimo secolo. La migliore degli ultimi venti anni, dicono però a casa Brasile. Di certo lo è quella che ieri come un rullo compressore ha lasciato senza parole e con pochi punti la Russia. Ma ripetersi non sarà facile. «Niente è impossibile» si lascia però scappare Andrea Sartoretti, l'uomo partita contro la corazzata russa. Ed è proprio lo schiacciatore umbro quello che il Brasile teme di più: «Se neutralizzeremo Sartoretti sarà tutto più facile» ha detto Dante, uno della Selecao pallavolistica. Bernardinho, tecnico della nazionale, dice di aver visto un'Italia stellare, che ha in «Mastrangelo e Fei due giocatori straordinari». Elogi anche all'avversario di panchina: «Montali è un grande allenatore». I brasiliani però si caricano: «E ora ci mangiamo l'ultimo pezzo di pizza» dice Ricardinho, altro pezzo pregiato della nazionale sudamericana.
Gli azzurri però non vogliono lasciarsi intimorire da una vigilia ad alta tensione. Sarà anche per questo che quella di oggi è stata una giornata all'insegna quasi del relax: cominciata con delle visite speciali. Il villaggio ha aperto le porti a mogli e parenti: sono arrivate la signora Giani e quella Sartoretti e il fratello di Damiano Pippi, il libero. Mattinata in libertà e nel pomeriggio breve allenamento all'Enersize Sport Club, il centro eletto a seconda casa dalla pallavolo azzurra. Ma la parola d'ordine è stata «via ogni forma di pressione». «E' una vigilia come tutte le altre - spiega Sartoretti - stiamo cercando di viverla il più serenamente possibile. Abbiamo sposato la filosofia del tecnico di pensare alla gara di domenica come a una qualsiasi. L'unica cosa da fare è cercare di imporre il nostro gioco, senza pensare all'avversario che abbiamo davanti. I brasiliani dicono che devono neutralizzarmi? E' normale, sono un attaccante, quello che fa i punti». E in campo scenderà il sestetto titolare che ha travolto la Russia: serve l'impresa, basterebbe mandare indietro il nastro e ripetere la semifinale di ieri. Basta vincere una normale partita di pallavolo che se non è riscatto dalla delusione di Atlanta '96, non è sfatare un tabù, è comunque una nuova occasione per essere la storia della pallavolo. L'argento già c'è, la missione è per l'oro.

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