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Italia d'argento nella finale della ginnastica ritmica a squadre

Ginnastica ritmicaATENE - Che «ritmo», ragazze. Argento vivo addosso, come la medaglia che ora portano al collo. Elisa, ancora Elisa, Fabrizia, Daniela, Marinella e Laura sono la sorpresa di questo penultimo giorno di olimpiade greca. Il loro doppio esercizio sotto le volte del Galatzi lascia a bocca aperta, strabilia per grazia, armonia, eleganza, audacia e coordinazione. Con i nastri oppure con i cerchi e le palle disegnano geometrie meravigliose. Solo le russe stanno loro davanti. Sono più tecniche ed è giusto così, ma è azzurro l'esercizio più bello. Questione di style, questione di classe.
La ritmica si prende il primo alloro olimpico e completa un successo per la nazionale della ginnastica che non ha uguali da 40 anni, Tokyo 1964: Jury Chechi e Igor Cassina, bronzo e oro agli anelli e alla sbarra, hanno trovato in queste sei ragazze l'altra metà del cielo. Elisa Santoni di Roma, Elisa Blanchi di Velletri, Fabrizia D'Ottavio di Chieti, Daniela Masseroni di Trescone Balneario (Bergamo), Marinella Falca di Terlizzi (Bari), Laura Vernizzi di Como, età comprese tra i 16 e i 19 anni, si gettano d'impeto in un empireo fatto di russe, bielorusse, bulgare, ma anche di spagnole, oro ad Atlanta, di greche, terze a Sydney e padrone di casa, di brasiliane e cinesi e sconvolgono le gerarchie di una disciplina non tanto antica ma codificata nell'est europeo. Arrivano alla finale a otto da seconde classificate e confermano il risultato, pur ripartendo da zero, in una giornata in cui la giuria in qualche modo comunque sembra avere un occhio di riguardo per la Russia.
Fanno come Cassina, puntano sulla difficoltà: osano, a costo di perdere tutto. Fanno sfilare i cinque nastri che pesano 30 grammi ciascuno e soffrono anche la climatizzazione come fossero radiocomandati, giocano coi cerchi come funamboli del circo e gestiscono la palla come forse solo Maradona. E mentre lo fanno roteano, giravoltano, si contorcono. In sincrono. Incredibile.
E infatti ce la fanno, si devono arrendere solo a una scuola che sta copiando molto da quella italiana ma che ha un bacino cui attingere cento volte superiore e una tipologia femminile più adatta ai contorsionismi che la specialità richiede. Innanzitutto l'Italia ha i costumi più belli, decorati a mano pur limitando a 50 il numero degli Svarowski per ciascun body (roba comunque da 1500 euro a capo), contro il budget illimitato delle colleghe slave. Poi hanno la coreografia più ricca, nonostante l'aiuto che le altre hanno dal Bolshoj. E poi la qualità della musica: la colonna sonora di Speed 2 di Mark Mancini per la gara a cinque nastri, quella del Principe d'Egitto, di Stephen Schwartz, per i tre cerchi e le due palle.
Non è solo questione di qualità musicale. Il Bolero di Ravel o il flamenco che scelgono le russe sono ovviamente stupendi, ma i ritmi incalzanti delle musiche azzurre spiegano che l'esercizio richiede qualcosa in più. Inoltre l'esecuzione deve esprimere un perfetto intreccio tra suoni e figure. I movimenti sono chiamati a raccontare le note e ciò che rappresentano e quando questo riesce lo spettatore ne rimane avvinto: con le brasiliane sembrava che l'altoparlante di uno stabilimento balneare di Rio accompagnasse un gioco da ragazze da spiaggia, insomma sound e gesto non c'entravano nulla l'uno con l'altro, e ovviamente il punteggio è stato basso.
Le ragazze di questa nazionale della ritmica hanno stupito, hanno fatto spellare le mani a chi le ha potute ammirare: era loro il movimento più complesso, rischioso, armonioso e artistico. La valutazione dei due esercizi, massimo 30 punti ciascuno, attribuisce un terzo all'esecuzione, un terzo al valore artistico, un terzo al valore tecnico. Forse qualcosa è stato tolto alle azzurre, qualcosa aggiunto alle russe, come spesso accade quando una scuola ha la supremazia e quando la valutazione è soggettiva. Ma il risultato non cambia.
Il collettivo, l"ensemble italiano dal sesto posto di Sydney era salito al quarto nel mondiale, due anni fa, al terzo posto europeo 2003, al secondo posto olimpico 2004. Mettendo dietro le bulgare, le bielorusse. Ed è stupendo, come la grazia di cui questo splendido sport è fatto.

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