Giovedì 13 Dicembre 2018 | 03:42

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Le perdite Usa in Iraq

WASHINGTON - Le perdite americane in Iraq sono salite ad almeno 971 militari e quelle della coalizione ad almeno 1098 e sfiorano, ormai, le 1100. Dal 28 giugno, cioè dal passaggio dei poteri dalle forze (allora) d'occupazione, i soldati americani uccisi sono quasi 120 (almeno 116).
Secondo i dati del Pentagono più recenti, i caduti Usa sono almeno 727 e le vittime di fuoco amico o incidenti 244. C'è, probabilmente, da aggiungere a questi numeri un soldato rimasto ucciso ieri in una sorta di incidente stradale nei pressi di Fallujah.
I militari alleati uccisi risultano 127 fra cui 19 italiani.
In Afghanistan e nella campagna Enduring Freedom, invece, gli americani hanno perso almeno 135 uomini: la guerra contro il terrorismo, sui suoi due fronti principali, è, dunque, costata la vita a oltre 1100 militari statunitensi.
In Afghanistan, i caduti in combattimento sono stati 53 e le vittime di fuoco amico o incidenti sono state 82. Non ci sono dati sulle perdite degli alleati degli americani in Enduring Freedom.
Le cifre non tengono conto delle vittime civili, ostaggi o altro. Non c'è nessuna indicazione ufficiale delle perdite irachene e afghane militari e civili: le stime variano da migliaia a decine di migliaia, ma i bilanci s'aggravano giorno dopo giorno.
Il totale delle perdite americane in Iraq è quasi tre volte il bilancio della Guerra del Golfo del 1991. Oltre un anno fa, il 1.o maggio 2003, il presidente George W. Bush dichiarò chiusi «i maggiori combattimenti». Da allora, gli Stati Uniti hanno perso almeno 833 militari: oltre sei volte di più dei morti nella prima fase del conflitto.
Gli alleati degli Usa in Iraq hanno complessivamente perso 127 soldati così ripartiti -le cifre sono state variamente riviste-: 64 britannici; 19 italiani; e, inoltre, 11 la Spagna; 10 la Polonia; sei la Bulgaria e l'Ucraina; tre la Slovacchia; due la Thailandia; uno Danimarca, Olanda, Estonia, Lettonia, Ungheria ed El Salvador.
IL DETTAGLIO - Non è chiaro se il Pentagono includa i suicidi fra gli incidenti. Le cifre, inoltre, non tengono conto dei civili statunitensi o di altri Paesi (come i due italiani vittime dell'attentato di Nassiriya) morti in Iraq, ad eccezione dei dipendenti civili del ministero della difesa Usa (tre), e neppure degli ostaggi.
Gli americani hanno avuto 138 vittime nella prima fase della guerra, fino al 30 aprile 2003, e almeno 833 dopo il 1.o maggio 2003.
I soldati caduti per fuoco nemico nella Guerra del Golfo 2003/'04 sono almeno 727, 570 in più rispetto alla Guerra del Golfo del 1991 (109 fino al 30 aprile e 618 dopo).
Dall'inizio del conflitto, il 20 marzo, ci sono stati, inoltre, almeno 244 americani morti per fuoco amico o incidenti (29 fino al 30 aprile 2003 e 215 dopo).
Nella Guerra del Golfo del 1991, secondo il Pentagono, i 147 soldati americani uccisi in battaglia dagli iracheni si sommarono ad altri 235 morti per fuoco amico o incidenti, comprese le operazioni di spiegamento e ritiro delle truppe, prima e dopo la fine della guerra. Il totale dei caduti fu, dunque, di 382.

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