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Un giallo la consegna delle armi degli uomini di Sadr

ROMA - La notte scorsa è stata la prima notte tranquilla per gli abitanti di Najaf, dopo mesi di tensione e tre settimane di combattimenti devastanti tra miliziani di Moqtada Sadr e forze americane. E mentre è di ieri sera il ritrovamento a Naiji (200 km a nord di Baghdad) di due ostaggi turchi, un giorno dopo l'assassinio del giornalista italiano Enzo Baldoni, è di stamattina, nella stessa città, l'uccisione di un lavoratore egiziano e il rapimento di un altro. Per quanto riguarda gli uomini di Sadr, testimoni confermano che questi, se ieri hanno lasciato tutti il mausoleo dell'imam di Ali nella città santa (come loro richiesto dal loro leader in seguito all'accordo raggiunto con il grande ayatollah Ali Sistani) solo in parte hanno consegnato le armi. E d'altra parte non tutte le fonti confermano che Moqtada Sadr abbia ordinato davvero ai suoi di consegnare tutte le armi in loro possesso.
Ciò può perciò significare, secondo gli osservatori, che la ribellione degli estremisti sciiti (soprattutto contro l'occupazione americana ma anche contro il governo ad interim iracheno e la sua polizia, come pure contro il volere delle autorità religiose sciite moderate) può ricominciare in ogni momento, e in ogni luogo dell'Iraq.
Comunque, non c'è traccia dei miliziani di Sadr oggi a Najaf, mentre è confermato che per loro come per il leader radicale sciita è aperta la possibilità di svolgere un ruolo politico nel paese, dopo che hanno accettato le proposte di Sistani per riportare la pace a Najaf e nella vicina Kufa. Resta però l'ambiguità sulle armi.

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