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Risolve Gilardino: bronzo all'Italia del calcio

Italia-IraqITALIA-IRAQ 1-0 (1-0)

ITALIA (4-4-1-1): Pelizzoli 6.5, Ferrari 6, Barzagli 5.5, Bovo 6, Moretti 5.5 (41' st Chiellini sv), Pinzi 6 (33' st Mesto sv), Palombo 6, Donadel 6, Del Nero 6, Pirlo 6.5, Gilardino 7. (1 Amelia, 6 De Rossi, 12 Gasbarroni, 11 Sculli). All. Gentile 6.5.
IRAQ (4-5-1): Nour Sabri 6, Haidar Abdul Amir 6, Haidar Jabar 5, Saad Attiya 5.5, Bassim Abbas 6, Mahdi Karim 5.5 (12' st Emad Mohammed 5.5), Qusay Munir 6.5, Abdul Wahab 6, Hawar Mulla Mohammed 6 ( 38' st Ahmed Salah sv), Salih Sadir 6 (32' st Younis Mahmoud sv), Razzaq Farhan 6.5. (18 Uday Talib, 5 Nashat Akram, 12 Haidar Abdul Razzaq, 16 Ahmed Manajid) All. Majeed 6.
Arbitro: Larrionda (Uruguay) 6.
Reti: 8' pt Gilardino.
Ammoniti: Bassim Abbas, Palombo, Pinzi e Donadel per gioco falloso.
Espulsi: nessuno.
Angoli: 6-4 per l'Iraq.
Recupero: 2' e 3'.
Spettatori: 5.203

**IL GOL**

8' pt: Pirlo si libera sulla sinistra di un avversario e crossa al centro dove Gilardino di testa batte Nour Sabri.

SALONICCO - Alla fine è stata partita vera, risolta da Giardino all'8', come doveva essere e come tutti hanno chiesto. Perché «non è solo uno show, ma è la vita che deve andare avanti», secondo la filosofia di Joseph Blatter che per tutto il giorno ha cercato di rimettere Italia-Iraq sui binari di un evento calcistico. Ma la morte di Enzo Baldoni ha reso la medaglia di bronzo vinta dagli azzurri non un risultato storico, come poteva essere ma soprattutto un momento per ricordare il tragico evento accaduto nella notte.
Gli azzurri di Claudio Gentile hanno fatto la loro parte e non hanno nulla da rimproverarsi: finiti ancora una volta al centro dell'attenzione per un avvenimento extra-sportivo, in uno stadio semivuoto, sono riusciti a ridare una medaglia che mancava al calcio italiano dal 1936 e, nello stesso tempo, a rendere omaggio alla vittima italiana. E' quanto aveva chiesto sin dal mattino il vicepresidente federale Giancarlo Abete, dopo che la sveglia degli azzurri era stata la più triste.
Pochi di loro erano in piedi all'una di notte, quando le televisioni hanno iniziato a confermare la notizia che tutti speravano non arrivasse. Invece, questa mattina sono stati informati che la loro finale non valeva più solo per una medaglia, ma poteva diventata quasi un caso politico.
Nessuno ha chiesto di non giocare, piuttosto ci si è subito interrogati su come onorare la scomparsa di Baldoni. Sono scesi in campo gli azzurri in Polonia dopo l'attacco ai militari di Nassirya, sono scesi in campo in Tunisia dopo l'omicidio di Antonio Amato, perché avrebbero dovuto fermarsi oggi? Il Cio ha chiarito subito che l'ipotesi di annullare la gara non poteva essere presa in considerazione e quindi i giocatori di Gentile hanno iniziato la loro giornata di routine pre-partita, cercando di pensare solo a una medaglia alla loro portata.
In fondo, sono dei calciatori e non è compito loro risolvere crisi internazionali. Ma giocare bene a calcio in queste condizioni, poi, è tutta un'altra questione, da risolvere in campo contro un'avversaria che non ha niente da perdere. La partita è stata infatti quasi un momento di liberazione per gli azzurri che hanno fatto semplicemente quello che era stato loro chiesto. Con il lutto al braccio, posando abbracciati ai giocatori iracheni, dedicando gol e vittoria a Enzo Baldoni.
Non si poteva fare altro. L'Olimpiade si è fermata per 24 ore solo a Monaco '72, quando i terroristi palestinesi avevano fatto 17 vittime all'interno del villaggio olimpico. «Da noi si muore tutti i giorni, a Baghdad cammini per strada e rischi di essere ucciso da una pallottola», spiega l'allenatore iracheno Adnan Majeed. Cosa dovrebbero fare? Non partecipare ai giochi e smettere di fare sport finchè non si morirà più nel loro paese? «Il calcio è un messaggio di pace - spiega Majeed - Cos'altro possiamo fare? E' una situazione molto difficile e io sono davvero dispiaciuto, ma giocheremo».
E hanno giocato, senza lutto al braccio come aveva chiesto lo stesso presidente del comitato olimpico iracheno perché non si può rendere omaggio solo alle vittime altrui. «Ci sono morti iracheni tutti i giorni», ha spiegato Franco Carraro, che ha ricordato l'impegno e gli appelli del ct iracheno per la liberazione di Baldoni. Si poteva osservare un minuto di silenzio, come successo nel 1996 ad Atlanta dopo lo scoppio della bomba nel parco e l'incidente all'aereo della Twa, come fatto ieri dagli atleti russi nel villaggio olimpico dopo il duplice disastro aereo avvenuto martedì scorso.
Alla fine, le due delegazioni hanno scelto di farsi fotografare insieme in «una manifestazione di solidarietà», come ha detto Blatter, mentre Carraro precisava che tutte le squadre azzurre, e non solo la nazionale di calcio, oggi avrebbero avuto il lutto al braccio. Che, dopo tante parole spese nel corso della giornata, ha così fatto la sua comparsa per la prima volta nella storia dei giochi.
Si volevano evitare segni evidenti per non incoraggiare chi usa i Giochi «come platea per atti sconsiderati». E' quanto aveva detto il sottosegretario ai beni culturali Mario Pescante, ma alla fine era giusto rivolgere a Enzo Baldoni un pensiero. E dedicargli magari una medaglia.

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