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Il ricordo del socio ed amico: «Ogni giorno aveva un obiettivo: guadagnarsi il sorriso di 3 persone»

Enzo Baldoni MILANO - Prima di partire stava lavorando a diversi grossi progetti, nel settore pubblicitario, Enzo Baldoni che, oltre a girare il mondo, si occupava della sua agenzia «Le Balene Comunicazione». «Progetti che porteremo avanti seguendo il magico disincanto con cui Enzo affrontava la vita», dice adesso il suo socio, Marco Andolfato.
Marco Andolfato, che conosceva Baldoni da oltre dieci anni e da tempo era suo socio, stamattina era al suo posto di lavoro negli uffici dell' agenzia, al sesto piano di un palazzone in piazza Sant'Agostino. Ha appreso la notizia della morte di quello che ha definito il suo «migliore amico», ieri sera. «Era una persona eccezionale, un uomo fuori dagli schemi anche se ora tutti tentano di mettergli un' etichetta - ha detto Marco Andolfato, senza nascondere la sua commozione - era uno di quegli uomini che riescono a spargere una polverina magica attorno a sè; in giornate di sole, belle come queste, in passato ci è capitato spesso di andare in moto insieme e sono sicuro che anche oggi lui avrebbe detto la sua frase preferita: «come è bella la vita...».
La 'Balene Comunicazionè l'aveva fondata insieme ad un amico grande e grosso come lui e ad entrambi piaceva scherzare sulla propria stazza. «Era il periodo delle campagne ambientalistiche salviamo le balene - ha ricordato Andolfato - e loro due si divertivano all'idea di essere paragonati a delle specie da salvare».

«Ogni giorno aveva un obiettivo: guadagnarsi il sorriso di 3 persone. A volte arrivava in ufficio e mi diceva: «Stamattina sono già a quota 2, manca solo un sorriso». Ricorda così Marco il collega, amico e socio ucciso in Iraq.
«E' difficile descrivere un uomo come Enzo ma se conoscevi la sua scrittura allora conoscevi anche lui. Lo ripeteva sempre che la scrittura era tutta la sua vita. E poi la sua curiosità, una curiosità indescrivibile che lo induceva a soffermarsi sulle cose e sulle persone.

«Nell'ultimo viaggio insieme - prosegue Andolfato - abbiamo incontrato una bambina che faceva i capricci, e piangeva accorata mentre la madre tentava di consolarla. Lui, che adorava i bambini, si intromise e con quella voce grossa, le sembianze da orco buono le disse: «la finisci di fare i capricci?», poi le aveva rivolto un sorriso con quel suo sguardo dolce e le avevo detto: «scherzo, ma una bambina bella come te non dovrebbe far perdere tempo alla sua mamma». Poi si era voltato verso di me - ricorda - e mi aveva detto ridendo: «Cosa devo farci? E' più forte di me: non ce l'ha faccio proprio a farmi i fatti miei».

Nel suo racconto, Andolfato ricorda che questa mattina, mentre si avviava in ufficio in sella alla sua bicicletta pensava che «ho avuto una grande fortuna, quella di averlo conosciuto, perché uno così capita raramente di incontrarlo nella vita. Certo avrei preferito trascorre con lui 40 anni piuttosto che 4,ma, tutto sommato, sono stato davvero fortunato».

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