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I miliziani si disarmano e lasciano la moschea di Najaf

Sadr ha accettato nella serata di ieri il piano di pace proposto dall'ayatollah Sistani. Un piano che prevede che Najaf e la vicina Kufa vengano disarmate, mentre la polizia irachena sarà responsabile di ristabilirvi l'ordine e la sicurezza
BAGHDAD - Dopo tre settimane e centinaia di morti, l'assedio di Najaf è finito. Questa mattina, i miliziani dell'esercito del Mahdi hanno consegnato al grande ayatollah Ali Sistani le chiavi del mausoleo dell'imam Ali e hanno iniziato il loro disarmo. Poi, l'annuncio ufficiale: il leader radicale sciita Moqtada Sadr ha consegnato la responsabilità della moschea a Sistani, restituendogli le chiavi del mausoleo, ha annunciato un collaboratore dell'anziano ayatollah.
Facendo seguito ad un ordine impartito loro da Moqtada Sadr tramite gli altoparlanti della moschea, i miliziani hanno cominciato a deporre in appositi punti di raccolta le loro armi. Apparentemente però, non tutti. Alcuni sono usciti dalla moschea con i kalashnikov ed i lanciagranate nascosti in dei sacchi. Secondo quanto ha detto lo scheikh Ahmad Shaibani, portavoce di Sadr, «non vogliono consegnarli alla polizia o all'esercito iracheno».
All'interno della moschea, trasformata in una fortezza militare per tre settimane dai ribelli capeggiati da Sadr, sono entrati centinaia di fedeli sciiti che hanno marciato verso Najaf dopo l'annuncio ieri della fine dell'assedio.
Sadr ha accettato nella serata di ieri il piano di pace proposto dall'ayatollah Sistani. Un piano che prevede che Najaf e la vicina Kufa vengano disarmate, mentre la polizia irachena sarà responsabile di ristabilirvi l'ordine e la sicurezza.
Nel contempo, la forza multinazionale si deve ritirare dalle due città e il governo iracheno deve indennizzare coloro che hanno sofferto durante la crisi.
Il ministro senza portafoglio del governo provvisorio iracheno Kasim Daoud ha intanto confermato che Moqtada Sadr, come garantito dal premier Iyad Allawi, rimarrà un uomo libero, poichè ha accettato di deporre le armi.
Frattanto, in altre zone del Paese la guerriglia continua i suoi attacchi. Oltre all'assassinio annunciato la notte scorsa del giornalista italiano Enzo Baldoni, stamane, a Mossul, nel Nord, un'autobomba è esplosa al passaggio di un convoglio militare americano ferendo almeno 10 civili iracheni. Lo hanno riferito fonti della polizia locale, secondo cui nessun militare Usa è rimasto invece colpito nell'esplosione.
A Baghdad, le forze americane hanno condotto un'operazione con il supporto di elicotteri da combattimento e mezzi blindati ad Haifa Street, nel centro, della città, un'area nota per essere abitata da criminali comuni e guerriglieri. Testimoni hanno riferito di aver udito colpi di arma da fuoco e colonne di fumo si sono levate dalla zona, che è stata completamente circondata.

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