Martedì 18 Dicembre 2018 | 12:58

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La suggestiva festa per la Madonna del Pollino

La festa per "contenuti" e per gli scenari in cui si svolge, oltre che per gli interessi religiosi e antropologici, è davvero coinvolgente. Comincia il venerdì 30 giugno e finisce domenica 2 luglio. Ma ha un altro momento intensissimo a settembre quando la statua viene riportata in paese.
Fulcro delle manifestazioni San Severino Lucano (Pz) nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, da dove partono più cortei, più processioni per raggiungere a piedi spesso scalzi, lungo un percorso di 16 chilometri, il Santuario eretto nel Diciottesimo secolo e dedicato alla Madonna per ricordare una sua apparizione ad un pastorello o a una pastorella, "innocente fanciulla, rimasta estatica".
E' su uno sperone roccioso a 1.573 metri d'altitudine e ricorda un nido d'aquila: il paesaggio spazia dalla Valle del Frido alle cime dei monti Alpi, Sirino e Raparo dell'Appennino lucano, sino al massiccio del Pollino con le cime del Pollino e delle Serre Dolcedorme, di Crispo e del Prete ritenute queste tra le più belle, aspre, selvagge dell'Italia meridionale. Un ambiente dove la natura evoca eventi primordiali e esige riverente rispetto per come si fa tempio di grande spiritualità, sia pure con notevoli risvolti pagani e non solo in occasione delle processioni per la Madonna. Forse ancora di più quando si spengono le voci dei devoti e la natura si riappropria della sua maestosità.
"Ogni anno la devozione per la Madonna del Pollino dà luogo a tre appuntamenti cui partecipano migliaia di fedeli - dice Lucio Marino, presidente della Pro loco di San Severino - la prima domenica di giugno quando un tempo aveva inizio la transumanza e la statua veniva portata dal paese al santuario, il secondo più importante e coinvolgente è alla fine di giugno e i primi di luglio. Il terzo momento è quando, la seconda domenica si settembre la statua viene riportata a San Severino".
Tre giorni e tre notti per una festa caratterizzata da un'ininterrotta marcia di persone, provenienti dal versante lucano e calabro della montagna e che durante il percorso pregano, perorano, implorano, portano ex voto, cantano. Don Camillo Perrone, che ha scritto un saggio sulla festa riferisce di questi versi ripetuti sino all'ossessione: "Simmi vinuti da lunga via / pi binnà a truvà Maria. / e Maria l'ami truvata / tutta bella incoronata".
Di tanto in tanto i fedeli si fermano nelle radure e attorno ai fuochi ballano al suono delle zampogne, degli organetti e dei tamburelli. E mangiano, oh! se mangiano e se bevono i devoti: carni arrostite sul posto, soppressate, formaggi pecorini, pane, vino e birra. "Nelle due notti in cui i fedeli dimorano sul monte - scrive ancora Don Camillo -non si dorme, si veglia all'addiaccio ovvero raccolti a gruppi, a crocchi i pellegrini si pregiano di accendere enormi fuochi, pire ingenti e al chiarore delle fiamme crepitanti si balla, si canta e si beve, alzando anche un po' troppo il gomito. Ma che si vuole? Nell'esuberante entusiasmo della festa non si pensa se si eccede nel tracannare un buono e generoso bicchiere di vino. Sagra Mariana e insieme...bucolica e georgica!"
Sino a qualche tempo fa, secondo il rito pagano di offrire sacrifici agli dei, le bestie venivano macellate sul posto. Inoltre, in quando le autorità ecclesiastiche non l'hanno proibita, si teneva un'asta per avere l'onore di portare la statua in spalla, asta che però spesso si trasformava in guerriglia...montana con tanto di urla, minacce, qualche cazzotto e forse anche bestemmie, tutti peccati per i quali veniva lì per lì richiesto il perdono lungo l'aspro cammino sino al santuario.
Una volta raggiunta la meta i devoti, quelli appartenenti alle congreghe portano un gilet rosso, si raccolgono in preghiera davanti alla statua della Madonna, ascoltano la messa e si riposano in ripari costruiti attorno al Santuario che così si trasforma in un grande caravan serraglio brulicante di venditori ambulanti di cibi e elle paccottiglie più disparate.
Tra tante suggestioni anche il turbinio della processione che si svolge nella tarda mattinata del sabato quando sfilano le devote avendo in testa i "cirri", ovvero corone di candele, così come usa anche nei Paesi Nordici il giorno di Santa Lucia. Ancora canti, fuochi d'artificio
L'"alpestre" santuario vede il culmine della festa il sabato, verso le 11 quando, dopo la messa solenne, finita la processione, i pellegrini prendono la via del ritorno "lodando e benedicendo la gloriosa e taumaturga Madonna del Pollino" e già sapendo che a settembre andranno a riprendere la statua per riportarla a San Severino.
Vittorio Stagnani

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