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Scheda - Il sedicente «Esercito islamico»

Il sedicente «Esercito islamico in Iraq» e la sua filiazione delle «Brigate Khaled Ibn al Walid», responsabili del rapimento del giornalista italiano Enzo Baldoni, fecero parlare per la prima volta di sè il 31 marzo scorso, quando rivendicarono l'uccisione di quattro «contractors» americani a Falluja. Sempre in marzo l'organizzazione proclamò di essere alleata con Osama bin Laden nella guerra alle forze della coalizione.
Il gruppo armato è tornato alla ribalta il 7 luglio, quando si è assunto la responsabilità del rapimento del cittadino filippino Angelo de la Cruz, l'autista padre di otto figli dipendente di un'impresa saudita che lavora con le forze americane in Iraq. L' «Esercito islamico in Iraq» chiese subito a Manila di ritirare le sue truppe dall'Iraq (una cinquantina di uomini) in cambio della liberazione dell'ostaggio. De la Cruz venne poi rilasciato il 20 luglio successivo, quattro giorni dopo l'annuncio del governo filippino dell'inizio del rientro.
Come nel caso di de la Cruz, fu ancora la televisione qatariota al Jazira a mostrare il 26 luglio altri tre civili rapiti dall' "Esercito islamico", i pachistani Sajjad Naim e Raja Azad Khan e un iracheno, tutti dipendenti della filiale kuwaitiana del gruppo saudita Al Tamini. Il video ammoniva i datori di lavoro degli ostaggi che il destino del prigioniero iracheno sarebbe stato uguale a quello dei due pachistani se le operazioni in Iraq non si fossero fermate. Due giorni dopo i sequestratori uccisero i due ostaggi pachistani e liberarono quello iracheno.
Infine, il gruppo islamico si è reso responsabile pochi giorni fa, l'8 agosto, del sequestro del diplomatico iraniano Fereydun Jahani, incaricato di aprire un consolato a Karbala. In un comunicato, letto in questo caso dalla televisione araba al Arabiya, il gruppo terroristico ha lanciato un monito all'Iran per i suoi «flagranti interventi negli affari interni iracheni» ma non ha chiesto alcun riscatto nè posto condizioni per la liberazione dell'ostaggio.

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