Giovedì 13 Dicembre 2018 | 06:47

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Spari sul corteo di Sistani: 20 morti

KUFA (IRAQ) - Un corteo che innalzava immagini dell'ayatollah Ali Sistani che percorreva le strade di Kufa, vicino a Najaf, è stato preso di mira da colpi di arma da fuoco.
Un fotografo della Reuters giunto sul posto ha detto di aver visto 20 cadaveri coperti da lenzuoli. Non è chiaro chi abbia aperto il fuoco sul corteo di manifestanti, che innalzavano ritratti del grande ayatollah Sistani.
In precedenza alcuni testimoni citati dalla Reuters avevano riferito che un corteo di sostenitori del leader religioso estremista Moqtada Sadr era stato attaccato a colpi di arma da fuoco mentre era in marcia da Kufa a Najaf e che molte persone erano state ferite. Secondo un fotografo della France Presse, erano stati uomini della Guardia nazionale irachena a sparare.
Non è chiaro se si tratta dello stesso episodio o di due attacchi diversi.

Migliaia di persone sono partite questa mattina alle sei e mezzo da Baghdad per Najaf, ma c'è preoccupazione tra le autorità sciite della capitale che la marcia per la pace nella città santa promossa dal moderato grande ayatollah Ali Sistani possa essere strumentalizzata dai miliziani del leader radicale sciita Moqtada Sadr. Lo ha detto il vice responsabile dell'organismo per la custodia dei beni religiosi sciiti, sheikh Jalal-Eddin al Sagheer.
«I seguaci di Moqtada potrebbero innalzare sue fotografie e scandire slogan che non coincidono con lo spirito che ci ha indotto ad organizzare la marcia. Noi vogliamo che i luoghi santi vengano liberati da tutti gli uomini armati, e vogliamo evitare il bagno di sangue», ha detto lo sheikh, che ha anche espresso severe critiche nei confronti di Moqtada Sadr, responsabile di aver «trasformato la moschea di Najaf in una fortezza».
Nella sua milizia, l'Esercito del Mahdi, «ci sono sunniti, wahabiti, e stranieri giunti dalla Siria. Lo stesso Moqtada, secondo le nostre fonti, ora si trova a Ramadi, che è al cento per cento sunnita», ha detto sheikh al Sagher, secondo il quale c'è una stretta collaborazione tra coloro che hanno guidato la rivolta a Falluja lo scorso aprile e la milizia di Sadr, che ora sarebbe in contatto anche con gli insorti di Samarra. Secondo al Sagher, Sadr avrebbe attivamente collaborato ad innescare le violenze in entrambe le città, che sorgono nel cosiddetto triangolo sunnita.
«Sadr si è isolato dalle autortà sciite» e si è dedicato ad attività militari piuttosto che religiose. La moschea di Najaf fino ad ora si è salvata solo «per il suo alto valore spirituale», che viene riconosciuto dal governo iracheno e anche dalle forze americane».

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