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Calcioscommesse, le motivazioni della sentenza

MILANO - «Tutte le emergenze dipingono inequivocabilmente incalliti e spregiudicati scommettitori, che però beneficiavano della confidenza di certi calciatori, i quali, a loro volta, non evitano a presentarli ad altri compagni. Ed è sconfortante constatare la frequenza di detti rapporti, la deplorevole facilità con la quale si intrecciavano e si moltiplicavano, ove solo si pensi ai doveri del tesserato in ogni suo comportamento, prima ancora che di carattere agonistico, di natura morale e sociale». La Commissione Disciplinare, nella premessa della sentenza pubblicata oggi sul fenomeno delle scommesse nel calcio, cita quanto scritto 24 anni prima dalla stessa commissione in un procedimento per illecito sportivo. Morale della favola è trascorso un quarto di secolo ma la situazione non è affatto mutata se non in termini peggiorativi e degenerativi. L'impianto accusatorio dell'inchiesta si fondava, prevalentemente, sul contenuto delle intercettazioni telefoniche sulla cui utilizzabilità alcuni difensori dei deferiti hanno espresso riserve. «Circa la valenza probatoria dei risultati dell'attività di intercettazione di comunicazioni - si legge nella sentenza - questa commissione ritiene di aderire all'orientamento della Suprema Corte secondo cui gli indizi raccolti nel corso delle intercettazioni telefoniche possono costituire fonte diretta di prove della colpevolezza e non devono necessariamente trovare riscontro in altri elementi esterni qualora siano gravi, e cioè consistenti e resistenti alle obiezioni, precisi, e cioè non generici e non suscettibili di diverse interpretazioni, concordanti, e cioè non contrastanti tra loro».
«Si deve affermare l'assoluta inconsistenza difensiva dell'ostinato tentativo di offrire una chiave di lettura alternativa ai contenuti delle conversazioni intercettate da parte di alcuni deferiti.
Tentativo che, se per un verso costituisce un legittimo e insindacabile esercizio del diritto di difesa, per altro verso denota, a giudizio di questa commissione, una quantomeno superficiale interpretazione di quei fondamentali valori di lealtà su cui si fonda l+ordinamento sportivo e che qui rileva ai soli fini della valutazione del comportamento processuale». Entrando nel dettaglio delle decisioni prese Maurizio Caccavale, Alfredo Femiano, Roberto D'Aversa e Generoso Rossi sono stati ritenuti responsabili della violazione dell'articolo 5, ossia quello relativo al divieto di scommesse e l'articolo 1 sui principi di lealtà e correttezza sportiva. La Commissione sottoliena che soltanto la responsabilità del calciatore Ventola non appare accertata. Per quel che riguarda la partita Chievo-Siena del 21 marzo «le intercettazioni telefoniche in esame, atteso il loro contenuto narrativo non univocamente leggibile in senso accusatorio, sono pertanto insufficienti a ritenere raggiunta la prova dell'illecito sportivo contestato. Ricci, Sartori e Del Neri vanno dunque prosciolti dai rispettivi addebiti; altrettanto dicasi per Siena e Chievo per la correlativa ipotesi di responsabilità oggettiva. Va invece affermata la responsabilità di Rossi: è indubbio infatti che egli abbia posto in essere una condotta diretta all'acquisizione di informazioni su possibili accordi illeciti riguardanti la gara in esame utili ad effettuare scommesse».
Per quel che riguarda Modena-Sampdoria del 25 aprile «la commissione ritiene che l'accusa di illecito sportivo sia fondata: della stessa devono però rispondere solo Marasco e il Modena. Si ritiene di poter concludere che attraverso le comunicazioni sms avvenute nei giorni immediatamente precedenti e in concomitanza alla gara Marasco, in adempimento del "mandato" ricevuto da Ambrosino e Saracino, abbia effettivamente sondato la disponibilità di Bettarini ad attivarsi per aggiustare il risultato della stessa, nel senso voluto dal gruppo degli scommettitori. La condotta di Marasco integra dunque perfettamente la fattispecie di illecito sportivo. Non vi è però alcuna prova che Bettarini abbia assecondato in qualche modo la sollecitazione dell'amico, attivandosi a sua volta per l'attuazione del progetto di combine. Il calciatore della Sampdoria avrebbe pertanto dovuto inoltrare denuncia al riguardo ai sensi dell'art. 6, c. 7 C.G.S. Relativamente alla responsabilità oggettiva del Modena questa commissione ritiene congruo applicare la sanzione della penalizzazione di punti 5 da scontarsi nella stagione sportiva 2004/2005, non sussistendo prova di un coinvolgimento diretto di altri tesserati (calciatori e dirigenti). Per quel che riguarda la posizione del Bettarini, la commissione ritiene equo quantificare la sanzione nella misura della squalifica per mesi 5, tenuto conto dell'orientamento assunto da questa commissione in casi analoghi. Per la società di appartenenza, la Sampdoria, risulta congrua la sanzione dell'ammenda di 15.000 euro.
In riferimento a Chievo-Modena del 2 maggio 2004 «appare evidente che una valutazione di quanto in realtà accaduto e l'individuazione delle consequenziali responsabilità, presuppone necessariamente l'esaurimento degli accertamenti in corso da parte dell'organo inquirente, di cui ha riferito nel corso del dibattimento lo stesso procuratore federale. Soltanto all'esito di tali accertamenti potranno eventualmente assumere significativo rilievo quelle circostanze che hanno costituito oggetto di contrastanti interpretazioni tra le parti e segnatamente potrà emergere la reale consistenza probatoria di alcuni episodi verificatisi sul terreno di giuoco ovvero dell'azione giudiziaria promossa nell'immediatezza della gara». Da qui lo stralcio delle posizioni del presidente del Modena Romano Amodei, del ds Doriano Tosi e di Antonio Marasco e delle società Modena e Chievo in riferimento alla partita in questione. Per la gara Lecce-Siena del 7 marzo per i quali sono stati deferiti Giuseppe Papadopulo, nelso Ricci, Stefano Osti e Walter Scapigliati rispettivamente allenatore, direttore sportivo, segretario e direttore generale del Siena, per omessa denuncia di illecito sportivo, nonchè la società stessa per responsabilità oggettiva, la Commissione ha affermato la responsabilità di Papadopulo, Ricci e Osti, mentre per Scapigliati «ritiene che non siano state raggiunte prove sufficienti per ritenerlo responsabile di omessa denuncia. Pertanto la commissione ritiene equa la sanzione della squalifica per mesi 5 per Papadopulo, dell'inibizione per mesi 7 per Ricci e dell'inibizione per mesi 6 per Osti. Al Siena ammenda di 30 mila euro «in considerazione della pluralità di tesserati coinvolti e del loro livello di responsabilità in ambito societario».
Infine la commissione ha disposto il proscioglimento da ogni addebito di Giovanni Galeone, Maurizio Trombetta e della società Ancona Calcio S.p.A. per Ancona-Chievo del 25 aprile e Ancona-Empoli del 9 maggio. La commissione ha ritenuto «che non possa inferirsi la responsabilità disciplinare dei deferiti, i quali, nel ristretto spazio temporale - appena due giorni - intercorso tra il momento in cui vennero a conoscenza dei fatti comportanti l'obbligo di denunzia e l'effettiva presentazione della stessa da parte del presidente Pieroni, non possono che aver maturato il convincimento che tale comportamento li esimesse dall'obbligo di un'autonoma e parallela iniziativa. A suffragare tale convincimento maturato nei deferiti, ha sicuramente contribuito la non marginale circostanza che l'8 maggio (in coincidenza con il deposito della denunzia da parte del Pieroni) due incaricati dell'Ufficio Indagini "palesarono" la loro presenza nell'albergo sede del ritiro pre-partita della squadra, così rendendo edotti gli interessati della già intervenuta attivazione degli investigatori federali.

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