Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:53

GDM.TV

Sistani è tornato in patria

Sistani
DUBAI - Alì al Sistani non poteva più restare sdraiato su un letto di un ospedale londinese a guardare Najaf in fiamme, ad assistere impotente all'ingresso di soldati infedeli nel più santo dei luoghi santi. L'anziano ayatollah, massima autorità sciita irachena, è voluto rientrare oggi in patria e ha lanciato un appello a tutti i fedeli affinchè marcino sulla città santa dove a breve potrebbe esservi l'assalto finale alla moschea dell'imam Alì.
Nonostante i suoi 73 anni e la convalescenza non ancora finita, Sistani si è imbarcato su un aereo per il Kuwait e da lì, via terra, questa mattina è entrato in Iraq. Passerà la notte a Bassora e domani percorrerà scortatissimo i 300 chilometri che lo separano ancora da Najaf. Durante il cammino potrebbe essere accompagnato da molta gente: «Se coloro che gli sono fedeli vorranno seguirlo, saranno i benvenuti», ha dichiarato un portavoce del religioso, Jaffar Bastan.
La situazione rendeva ormai indispensabile la presenza di Sistani, a Londra dal 6 agosto per un'operazione al cuore. La sua assenza ha coinciso, probabilmente non per caso, con una nuova ribellione del giovane imam radicale Moqtada al Sadr, ansioso di accreditarsi come nuova guida spirituale degli sciiti.
«Najaf è sul punto di essere insozzata e violata, si sta versando sangue», ha ricordato Hama al Khaffaf, uno degli stretti collaboratori del leader, che però non ha voluto dire chi ritenga l'insozzatore, se Sadr o gli americani.
Comunque è per questo che «Sistani sta tornando per salvare la città». L'ayatollah ha rivolto un appello a tutti gli iracheni moderati, siano sciiti o sunniti, a marciare su Najaf. «Diciamo a tutti gli iracheni di Baghdad, Hilla, Kerbala, Bassora, Diwaniyah, Amara, Kut, Kirkuk, Mosul, Baquba di tenersi pronti a tornare a Najaf», ha detto Khaffaf.
I dettagli logistici della grande marcia saranno resi noti non appena Sistani sarà arrivato nella sua città, domani.
Questa notte però si fermerà a Bassora sotto la protezione delle guardie di frontiera, nella casa di Abdel Hakim al Safi al Mussawi, il più importante religioso della città.
Assediato dagli americani, sotto pressione per il ritorno di Sistani, Sadr non è rimasto con le mani in mano. Anch'egli tramite un portavoce stamani ha invitato i suoi sostenitori a marciare su Najaf, per rompere l'assedio posto dalle truppe americane ai miliziani dell'esercito Mehdi asserragliati nella moschea dell'imam Alì. L'idea, ha fatto sapere, gli era comunque venuta prima dell'appello di Sistani. Visto l'imminente arrivo dell'ayatollah, non è escluso che slitti l'atteso assalto finale dalla moschea dell'imam Alì, dove truppe americane e militari della guardia nazionale irachena hanno ormai messo in trappola i miliziani di Mehdi. I guerriglieri hanno chiuso stamani tutte e quattro le porte della moschea, in cui sono asserragliati da tre settimane. L'ultimo a essere sigillato intorno a mezzogiorno dai guerriglieri fedeli all'imam radicale Moqtada al Sadr è stato l'ingresso sul lato meridionale, il più importante.
Fuori, mezzi blindati statunitensi si sono avvicinati a 20 metri dal lato occidentale del complesso e i cecchini appostati sui tetti degli edifici vicini controllano tutti gli ingressi della moschea. Un aereo Usa ha lanciato stamani due missili caduti a pochi metri dal mausoleo, le cui mura sono state scosse violentemente dalla detonazione.
Cinquecento soldati iracheni controllano le strade intorno al sacro recinto e sono attestati a circa 300 metri di distanza. Secondo una fonte della polizia irachena, «forse già oggi stesso» potrebbe esservi l'irruzione nella moschea. Ma sembra improbabile che il premier Iyad Allawi autorizzi l'assalto quando si attende l'arrivo di Sistani. Per Allawi sarebbe di gran lunga preferibile una soluzione pacifica della crisi: il mondo islamico prenderebbe malissimo una violazione della moschea.
Dentro alla moschea la situazione è difficilissima. Vi sono asserragliati centinaia, forse seicento, di miliziani, ma anche 150 volontari che hanno deciso di farsi scudi umani per proteggere Sadr e la moschea.
I medici hanno allestito alla meglio una clinica, con decine di barelle sistemate nella sala della preghiera, ma sono ormai alla disperazione: almeno 30 feriti sono in gravi condizioni e dovrebbero essere trasportati in un vero ospedale o rischiano di morire. Nessuno però osa avventurarsi fuori, con i tiratori scelti americani pronti a fare fuoco su qualsiasi cosa si muova.
«Questo è un appello urgente al ministero della Sanità: vi chiediamo di mandare soccorsi nella città vecchia di Najaf poichè vi sono molti civili, anche donne e bambini, che hanno bisogno di aiuto», ha dichiarato il dottor Hussein Alì, uno dei medici che hanno deciso di prestare aiuto agli assediati.

•Chi è - Il Grande ayatollah Ali Sistani, un cui rappresentante ha oggi invitato tutti gli iracheni a marciare su Najaf, «per salvare» la città santa «insudiciata e violata», è la massima autorità religiosa degli sciiti, che costituiscono la maggioranza della popolazione irachena.
Sistani, 73 anni, è un 'marja al-taqlid', una «fonte di imitazione», ed è a capo della 'Marjaiyà (direzione religiosa sciita) a Najaf. Quello che dice il Grande Ayatollah è legge, e non solo per il suo carisma religioso: è lui infatti a distribuire a varie organizzazioni e fondazioni islamiche i milioni di dollari di donazioni che ogni anno confluiscono a Najaf.
Ai tempi di Saddam Hussein, Sistani, che ha origini iraniane e porta il turbante nero dei discendenti di Maometto, si teneva alla larga dalle questioni di Stato. Ma, dopo l'occupazione dell'Iraq, si è accreditato sempre più come l'uomo con cui gli americani devono fare i conti se vogliono evitare che la transizione alla democrazia anneghi in un bagno di sangue.
Contrario alla violenza, il religioso si è proclamato neutrale e ha ordinato ai suoi seguaci di protestare solo in modo pacifico. Quando è scoppiata la rivolta sciita, ha rivolto ripetuti appelli alla calma e alla moderazione al leader estremista Moqtada Sadr e ai suoi miliziani, pur appoggiando le loro «rivendicazioni» e condannando le stragi di civili. Non ha mai risparmiato critiche agli occupanti americani e ha mostrato di poter mobilitare milioni di persone quando ha ordinato dimostrazioni pacifiche per la tenuta di elezioni dirette e immediate. Si è poi rassegnato a un loro rinvio ma, quando ha capito che stava per essere varata una bozza di costituzione in cui ai curdi venivano riconosciuti poteri eccessivi, ha tentato di bloccarla.
Inoltre, pur dicendosi contrario a rigide commistioni tra religione e politica, vorrebbe che la sharia (la legge islamica) diventi la principale base della nuova Costituzione.
Il Grande Ayatollah può contare sull'appoggio della Hawza, la scuola teologica sciita.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Decennale della Regia Aeronauticail Re passa in rassegna 4mila piloti

Decennale della Regia Aeronautica
il Re passa in rassegna 4mila piloti

 
Il bimotore Savoia Marchetti S 55uno dei simboli del progresso italiano

Il bimotore Savoia Marchetti S 55
uno dei simboli del progresso italiano

 
Inaugurazione aeroporto di Bariintitolato a Umberto di Savoia

Inaugurazione aeroporto di Bari
intitolato a Umberto di Savoia

 
Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

 
Calendario, l'uomo e la tecnologia

Calendario, l'uomo e la tecnologia

 
Calendario, storie e immagini

Calendario, storie e immagini

 
Rivivi la  "Mangusta" interforze

Rivivi la "Mangusta" interforze

 
Noi siamo la Marina: gli incursori

Noi siamo la Marina: gli incursori

 
Calendario, palombari e incursori

Calendario, palombari e incursori

 
Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, la diretta del prepartita

Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, diretta prepartita

 
Corrieri della droga: con i bus di linea da Milano la portavano in Puglia

Sui bus di linea da Milano in Puglia con la droga in valigia: 22 arresti VIDEO