Io esorcista lucano, combatto il diavolo alleato dei fattucchieri

di MASSIMO BRANCATI 

È l’unico sacerdote lucano con la «patente» di esorcista. Un «guerriero della luce» contro le tenebre che piombano nelle famiglie, devastano le esistenze, innervandole di malvagità. Lui è don Antonio Mattatelli, 38 anni, parroco della chiesa di Montemurro, il paese che in questi giorni è al centro dell’attenzione mediatica sulla scia del caso di Ottavia De Luise, la ragazzina scomparsa il 12 maggio del 1975. Sgombra subito il campo da equivoci e interpretazioni: «Questa vicenda - dice il sacerdote - non c’entra nulla col satanismo che è un fenomeno molto diffuso al di là delle sette». 

Cosa sta determinando questa crescita? «C’è in noi una paura irrazionale, ma dall’altra parte spunta una curiosità quasi morbosa verso l’occulto. E mi riferisco soprattutto ai più giovani». 
In Basilicata chi adora Satana? «Da noi il satanismo, se lo si intende come fenomeno strutturato di chiesa, non penso che esista. Però c'è un rigurgito di fenomeni magici, di esoterismo che appartenevano alla tradizione della civiltà contadina». 
Sta dicendo che veggenti, chiromanti, jettatori e quant’altro aprono le porte a Satana? Ma la chiesa ha sempre detto di non credere ai maghi... «È vero, ci sono i truffatori che sfruttano le creduloneria e spillano soldi ai malcapitati. Ma ci sono anche maghi che hanno stretto patti con il maligno e possono fare del male. È un orizzonte poco conosciuto all'interno della chiesa che ho toccato con mano. Ci sono persone che possono colpire altri attraverso la magia». 

Chiunque può esserne vittima? «Ci deve essere una predisposizione, una vulnerabilità dovuta soprattutto alla lontananza da Dio, dai sacramenti. La preghiera è una corazza e chi non prega può essere maggiormente esposto». 
Lei ha fatto decine di interventi come esorcista. Erano tutti posseduti? «Molti hanno problemi psichiatrici, ma c’è chi realmente è posseduto dal Maligno. Che non è un simbolo, ma un’entità personale». 

Come fa a capire che qualcuno è finito nella rete di Satana? «Parlo con la persona, chiedo del suo passato, capisco se ci sono stati contatti con l’occulto, con la magia. Ma la prova del nove della possessione c’è quando comincio a pregare. Se è davvero posseduto allora scatta una rabbia incontrollabile con una reazione spirituale e fisica». 
Si scaglia contro di lei? «Sì. Una volta una persona mi stava soffocando, mi ero avvicinato troppo. Per fortuna ci sono dei miei collaboratori che oltre a pregare, durante l’esorcismo, tengono fermo il posseduto». 

Ha in «cura», in questo momento, una persona da «strappare» a Satana? «Sto curando un giovane lucano che da piccolo è stato oggetto di una maledizione. I suoi familiari credevano che avesse un problema psichiatrico e hanno girato i migliori medici d’Italia, arrivando finanche negli Stati Uniti. Ma le medicine che prendeva non facevano effetto. Proprio negli Usa fu un protestante che gli consigliò di andare da un esorcista». 
Quanto dura un esorcismo? «Dipende dai casi. Comunque le liberazioni sono difficili. A volte le sedute si prolungano per anni». 
Nel frattempo un posseduto può condurre una vita normale? «Con la preghiera le sue sofferenze si affievoliscono, ma può avere disturbi quando, per esempio, entra in una chiesa». 
E qual è il segno di una completa liberazione? «Non c’è un solo segno. Possono essere tanti. Citerei il caso capitato a un altro esorcista, padre Cipriano, che vive a San Severo di Puglia. Ha liberato un giovane che prima di vomitare una pietra verde ha pronunciato inquietanti parole: «Gesù nazareno io lascio questa creatura ma ti combatterò fino alla fine. È stato terribile. Una cosa da brivido». 

Non ha paura di fare l’esorcista? «No. Credo di avere da sempre una predisposizione ad essere esorcista proprio perché non ho paura. È un dono di Dio».
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