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Le brigate Abu hafs al Masri

Le Brigate Abu Hafs al Masri, che hanno fatto trovare stanotte su Internet l'ennesimo messaggio di minacce all'Italia, hanno ereditato il nome di battaglia di uno dei massimi dirigenti di al Qaida, l'egiziano Mohammed Atef, ucciso nella campagna Usa in Afghanistan nell'autunno 2001.
E' l'organizzazione che ha rivendicato le stragi di Madrid dell'11 marzo (191 morti) con una email al giornale londinese in lingua araba «Al Quds al Arabi» inviata lo stesso giorno.
Apparve per la prima volta il 25 agosto 2003, quando rivendicò con un comunicato su Internet l'attentato del 19 agosto alla sede Onu di Baghdad, che causò la morte di oltre 20 persone, compreso l'inviato speciale in Iraq delle Nazioni Unite, Sergio Vieira de Mello.
La seconda volta, il 16 novembre, le Brigate Abu Hafs al Masri mandarono per posta elettronica un messaggio al giornale «Al Quds al Arabi» per rivendicare gli attentati del giorno prima contro due sinagoghe a Istanbul. Nella rivendicazione, datata 15 novembre, il gruppo minacciava di compiere altri attacchi «in tutto il mondo», Italia compresa.
Il 3 marzo scorso, in un messaggio inviato a un giornale, le Brigate avevano invece respinto ogni responsabilità negli attentati antisciiti che il giorno precedente avevano fatto almeno 271 morti in Iraq.
Il 15 luglio un comunicato attribuito alle Brigate di Abu Hafs al Masri annunciava un «bagno di sangue come quello dell'11 settembre 2001 negli Usa» se gli italiani non avessero cambiato l'attuale governo. In un comunicato scritto in italiano e firmato da un non meglio specificato «ammiratore tunisino dei due sceicchi» si poneva all'Italia un ultimatum e si lanciavano attacchi al suo governo. Il 16 luglio la stessa minaccia di un imminente «bagno di sangue simile all'11 settembre» era contenuta in un altro testo attribuito alle Brigate al Masri.
Il 10 agosto le Brigate si sono poi fatte vive rivendicando gli attentati della notte precedente contro due alberghi e un deposito di gas a Istanbul, che avevano causato due morti.
Le ultime minacce del gruppo, sempre via Internet e sempre collegate al messaggio del 15 luglio, erano state formulate poi il 26 luglio ("questo è un avvertimento al governo italiano, che si è speso per servire la criminale crociata americana, perché segua l'esempio di altri e lasci l'Iraq"), l'1 agosto con un ultimatum di 15 giorni a «Berlusconi perché si ritiri dall'Iraq», l'11 agosto per ribadire l'avvicinarsi della scadenza dell'ultimatum e il 15 agosto (appunto la data della scadenza) per avvertire che dato che il governo italiano non aveva ritirato le tuppe dall'Iraq, l'Italia sarebbe stata colpita. Stanotte, altre minacce.

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