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Il Mausoleo di Alì, il primo imam sciita

ROMA - Il Mausoleo dell'imam Ali, a Najaf, è da due settimane sotto il controllo dei miliziani fedeli al leader estremista sciita Moqtada Sadr. L'imam Ali bin Abi Talib, il primo imam degli sciiti, era il cugino e genero di Maometto e la sua tomba a Najaf è contraddistinta dall'omonima moschea, con la sua cupola rivestita da 7.777 tasselli di oro puro, mentre altri 20.000 ricoprono i due minareti alti 35 metri.
Nonostante egli sia venerato anche dai sunniti, gli sciiti lo considerano il primo di 12 imam i cui insegnamenti devono essere seguiti e a lui si fa risalire la fondazione della fazione sciita, alcuni decenni dopo la sua morte nel settimo secolo.
La moschea e il suo cortile con pavimenti di marmo sono contigui ad un antico cimitero denominato Wadi al-Salam (Valle della pace), uno dei più grandi del Medio Oriente. É punteggiato di cripte sotterranee e contiene le tombe di altre importanti personalità. Il cimitero si è trasformato spesso negli ultimi tempi in un campo di battaglia per le truppe statunitensi e la milizia fedele a Moqtada Sadr.
Ogni anno decine di migliaia di sciiti iraniani si recano in pellegrinaggio al mausoleo. Dopo la sua espulsione ad opera dello scià nel 1964, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, trascorse 14 anni in esilio a Najaf, il centro più importante per la formazione sciita.
La moschea venne danneggiata ma poi restaurata nel 1991 dopo la Guerra del Golfo. Saddam Hussein mandò infatti il suo esercito a domare una ribellione sciita a Najaf e in altre città, rivolta provocata dall'invito a sollevarsi indirizzato agli iracheni dal presidente degli Stati Uniti George Bush.
Non più tardi di un anno fa, il 29 agosto 2003, il mausoleo è stato al centro del grave attentato che, con un'autobomba, ha ucciso durante la preghiera 83 fedeli, fra i quali il capo dell'Assemblea suprema della rivoluzione islamica in Iraq (Sciri), l'ayatollah Mohammad Baqr Al-Hakim.

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