Domenica 16 Dicembre 2018 | 01:43

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E' crisi nel nuoto italiano: fuori Rosolino, la Pellegrino ferma in semifinale

Nuoto, Massimiliano Rosolino ATENE - Cadono gli dei, abdicano i re, crollano i campioni. Dopo la sorpresa dai capelli biondi e dalla grinta di ferro di nome Federica Pellegrini, arriva lo choc per l'uscita di scena di Massimiliano Rosolino, alla vigilia di Atene la speranza più viva di medaglia. E invece il nuoto italiano del 2004 continua a vivere emozioni contrastanti. Aveva appena finito di celebrare l'impresa della campionessa bambina arrivata dalla provincia veneta, ed eccolo subito ripiombato nel buio con il crollo del suo uomo simbolo. «Mi ritrovo da campione a turista per caso», ha detto il nuotatore napoletano.
Rosolino, con Domenico Fioravanti campione dell'età dell'oro celebrata quattro anni fa a Sydney, è fuori dalla finale olimpica dei 200 misti, quella che lo portò ai Giochi australiani sul gradino più alto del podio. E non è solo Phelps, il gigante di Baltimora che sembra sbarcato dallo spazio, ad aver tolto la scena ai campioni made in Italy. Fioravanti non c'è più, il suo cuore ha fatto le bizze e lo sport, la piscina ad alti livelli, non sono più per lui. Ma la squadra italiana era ancora aggrappata al suo leader, quel Rosolino che aveva già incantato a Sydney e che ieri aveva mostrato tutto il suo cuore trascinando in finale e sul podio la staffetta 4X200.
Invece il campione di Sydney ha pagato tutto oggi, in stanchezza: male già in mattinata nella batteria. Le gambe pesanti, i rivali tutti davanti. Ha replicato la sera con un 2'01"29 che significa 11/o posto e addio finale. Con lui fori anche Alessio Boggiatto, l'altro mistista che alla delusione dei 400, chiusi con un quarto posto che lascia l'amaro in bocca, ha aggiunto anche l'esclusione dalla finale sulla distanza più breve. E la delusione è tutta nel suo sguardo basso: davanti c'è il solito Phelps che ha battuto anche il suo rivale, l'ungherese Laszlo Cseh. «Eravamo campioni, siamo stati trasformati in turisti per caso. L'esclusione brucia, perchè volevo la medaglia nei misti» dice Rosolino, mostrando tutta la delusione per il brutto scivolone. L'azzurro non cerca scusanti: è vero ieri per regalare il bronzo all'Italia nella staffetta è sceso in acqua due volte, anche in batteria, spingendo e dando fondo a tutte le energie. Oggi non ne aveva più: la frazione a rana e quella a dorso sono state «inguardabili» come dice lui stesso. Certo il bronzo con i compagni di nazionale è importante, «l'ho preso da protagonista e in un momento buio per l'Italia. Ma alla medaglia individuale ci tenevo. Questa è la dura lezione che dobbiamo sopportare».
Max non si spiega come sia potuto accadere: «Ho sopportato allenamenti duri, non mi sono mai divertito come in questi ultimi tempi. Ero stanco, ma c'è qualcosa che non va». Ma non c'è aria di smobilitazione, nessun addio in vista. «Il nuoto resta la mia vita» dice conservando il suo sorriso. E pensa alle vacanze ("Resto in Grecia», dice) quasi certamente con la fidanzata Roberta Capua che aveva trascinato sugli spalti della piscina ateniese il tifo da stadio per il suo amato. Ma non gli ha portato fortuna.
Ma se il 'vecchiò tramonta, il nuoto azzurro saluta il nuovo che avanza. E ha il volto di Paolo Bossini e Filippo Magnini: il primo ha chiuso la finale olimpica dei 200 rana con il quarto posto alle spalle di campioni come il giapponese Kosuke Kitajima, che dopo l'oro nei 100 fa il bis anche sulla doppia distanza, relegando al terzo posto l'americano primatista del mondo Brendan Hansen. Tra i due si infila l'ungherese bambino, Daniel Gyurta, classe '89, argento alle spalle del piccolo samurai. Magnini è quinto nella regina delle gare, i 100 stile: un traguardo per il giovane pesarese che ha visto passargli accanto Pieter van den Hoogenbad. L'olandese si tiene il titolo almeno nei 100, davanti al sudafricano Mark Schoeman. Ancora sul podio anche Ian Thorpe, bronzo sulla gara che non è certo la sua.
Ma dopo la sorpresa d'argento, anche la piccola Federica è tornata con i pedi per terra: Pellegrini è andata fuori dalla finale dei 100 stile. Solo decima in 55"30, troppo lontano dal'australiana Jodie Henry che con 53"52 fa nuovo primato del mondo. «Il primo impatto è stata una delusione tremenda - dice l'azzurra - ma poi ho ripensato a quello fatto ieri e il morale si è risollevato. Sono contenta così». E la delusione per Rosolino? «Triste? Ma si deve guardare a ieri» dice con naturale arroganza. Intanto però il resto del mondo nuota da record: l'Australia rosa vola, le ragazze statunitensi della 4X200 sl vanno dritte sul podio con un tempo (7'53"42) che è crono mondiale. Insomma l'Italia torna a inseguire, tra alti e bassi, tra sorprese e choc.
Alessandra Rotili

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