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L'esercito di al Sadr, una milizia coperta dal mistero

ROMA - Mentre si hanno molte informazioni sul leader sciita Moqtada Sadr, un velo di mistero copre la sua milizia, conosciuta anche come l'Esercito del Mahdi. La prima incertezza riguarda il numero dei seguaci di Sadr. In aprile, secondo il Pentagono, l'Esercito del Mahdi poteva contare su circa 1.000 uomini ma è probabile che fosse più vicina alla realtà la stima degli esperti iracheni che parlavano di un numero fra i 3.000 e i 10.000 soldati. Questo perchè nell'offensiva del maggio scorso portata contro Sadr a Najaf e Karbala, le perdite della milizia sono state stimate in 1.500 uomini. Nei combattimenti più recenti poi, fonti ufficiali hanno parlato di 300 morti e almeno altri 1.200 prigionieri.
Un aspetto che non è invece in discussione è quello dell'apporto proveniente alla milizia di Sadr dall'esterno dell'Iraq. Rapporti di intelligence statunitensi e iracheni del mese scorso riferivano di almeno 80 agenti iraniani impegnati nell'addestramento e nel riarmo di circa 500 miliziani.
Così come non ci sono dubbi sulle presenza di donne nei ranghi delle truppe di Sadr. Ragazze giovani, coperte da capo a piedi come prescrivono le regole più ferree dell'Islam e pronte a morire sono infatti l'ideale per trasportare armi e raccogliere informazioni, perfettamente mimetizzate in mezzo alla folla e capaci di non destare alcun sospetto. Almeno 150 donne sono state addestrate nell'Esercito del Mahdi come kamikaze, esperte di armi e agenti dell'intelligence. Altre centinaia sono le simpatizzanti.
Curioso infine quanto riportato la scorsa settimana dal «Times» a proposito dell'arruolamento fra le fila di Sadr di due ragazzi britannici nati in Iraq. Il più importante quotidiano inglese ha scritto che i due, zio e nipote per quanto quasi coetanei (23 e 21 anni), parlano con un «distinto accento londinese» e si sono rifiutati di identificarsi se non con il loro nome di battaglia: Abu Hakid e Abu Turab. Ma soprattutto, proseguiva la corrispondenza del «Times», «hanno assicurato di non essere i soli combattenti stranieri a Najaf e di aspettarsi la medesima scelta da parte di alcuni loro amici».

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