Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:53

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Il contenzioso di Sulmona

ROCCARASO (L'AQUILA) - Un imprenditore edile costretto a subire una serie di vessazioni e danni patrimoniali, un maresciallo dei carabinieri accusato di far pagare al Comune arredi per la sua casa privata: sono le due vicende - tradotte dalla procura di Sulmona nelle accuse di concussione aggravata e calunnia - che sabato scorso avevano portato in carcere il sindaco di Roccaraso (L'Aquila), Camillo Valentini, suicidatosi in cella all'alba di oggi.
A parte i due episodi specifici, comunque, Valentini risultava indagato per altri reati (oltre alla concussione, la corruzione, il peculato, l'abuso d'ufficio, il falso ideologico e la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) nell'ambito dell'inchiesta riguardante in tutto 32 persone tra amministratori, funzionari pubblici, magistrati e imprenditori, e relativa agli appalti, a concessioni edilizie e ad opere pubbliche del Comune montano abruzzese. Tra queste, anche alcune legate alla candidatura di Roccaraso ad ospitare una tappa della Coppa del Mondo di sci.
Nell'ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla pm Maria Teresa Leacche ed emessa dal gip Luigi D'Orazio - che questa mattina alle 10 avrebbe dovuto interrogare Valentini in carcere - si citano esclusivamente i due episodi, per i quali si ipotizzano anche tentativi di inquinare le prove.
Per quanto riguarda la concussione, secondo le accuse, Valentini avrebbe estorto denaro e altri beni, procurandogli «ingenti danni economici», all'imprenditore che rilevò un palazzo oggetto di un contenzioso urbanistico decennale, l'ex Edilmonte. Dopo la revoca della licenza edilizia per completare la costruzione, con l'ipotesi di pericoli di crolli, all'imprenditore sarebbero stati opposti ostacoli con perizie e consulenze di comodo: intanto, sempre secondo gli inquirenti, all'imprenditore venivano sottoposte possibilità di «transazioni» sempre più onerose. Fino a che il presunto concusso non ha deciso di rivolgersi alla questura dell'Aquila.
L'accusa di calunnia vede invece come parte lesa il maresciallo Alfredo Di Gioia, che in qualità di comandante della stazione dei carabinieri di Roccaraso aveva svolto indagini sulla vicenda della palazzina di proprietà di un giudice del Consiglio di Stato, Raffaele Maria De Lipsis, anch'egli poi finito tra gli indagati. A carico del militare, con l'obiettivo di un possibile trasferimento, sarebbe stata architettata un'accusa di peculato, consistente nell'appropriazione di vasi e arredi a spese del Comune. Il maresciallo, però, venne prosciolto, il sindaco e la cugina Gisella Valentini, assessore al Bilancio, denunciati per calunnia.

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