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L'ammiraglio Eugenio Sicurezza: unica soluzione è bloccarli nel Paese d'origine

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Contrasto? «Già è tanto se si può parlare di controllo. Perchè la verità è che noi siamo costretti a farci carico della vita di questi disperati. E basta. E non c'è dubbio che sia così: chi è marinaio non lascerebbe mai morire gente in mare».
L'ammiraglio Eugenio Sicurezza da cinque anni comanda i diecimila uomini delle Capitanerie di Porto e Guardia Costiera; da cinque anni, ogni giorno, trova sulla sua scrivania i rapporti che arrivano da Lampedusa (diecimila persone sbarcate dall'inizio del 2003), Pantelleria, avamposti di frontiera: tot immigrati salvati, tot imbarcazioni intercettate, tot clandestini morti, quando si riesce ad individuarli e non se li è portati via il mare. Solo quest' anno già salvati 4.500 disperati, 70mila dal '92. Per parlare di immigrazione, insomma, ha le carte in regola.
E le idee chiare: «Il contrasto non c'è, non esiste - spiega - perchè possono farlo soltanto i paesi da dove i disperati prendono il mare e i paesi di origine. E perchè ormai le carrette del mare sono una pagina superata, che ha lasciato il posto a piccole imbarcazioni al limite della galleggiabilità. Se dunque gli immigrati non vengono intercettati sulle coste o poche miglia al largo, non si può parlare di contrasto». E quindi? «Quindi noi prendiamo atto del fenomeno. E basta. C'è il controllo, questo sì. Ma la verità è che ci troviamo di fronte a situazioni che sono soltanto ed esclusivamente di soccorso, costretti solo a farci carico della loro vita». Non è neanche un problema di coordinamento con Marina, Guardia di Finanza e Aeronautica, le altre forze impegnate nella lotta all'immigrazione clandestina. «C'è con tutti loro una bel gioco di squadra, il coordinamento funziona e si evitano sovrapposizioni» puntualizza Sicurezza.
Ogni volta che arriva la segnalazione, gli uomini delle Capitanerie già sanno cosa si troveranno di fronte e cosa devono fare. «Come paese civile - ripete l'ammiraglio - non possiamo non farci carico della salvezza di questa gente. E un obbligo giuridico. Ma anche e soprattutto morale. E poi ogni marinaio di questa terra non lascerebbe mai morire gente in mare. Il nostro è un servizio sociale perchè quando ci sono persone in difficoltà in mezzo al mare esiste solo una regola: salvarle». Da buon tecnico, Sicurezza "svicola" la politica, come quando gli si chiede che ne pensa della presa di posizione del ministro delle Riforme Calderoli che ha chiesto «le buone o le cattive maniere» per respingere indietro i clandestini. «Io - dice dopo esser stato a Lampedusa per dividere con i suoi uomini che ogni giorno affrontano l'emergenza, la medaglia d'oro al valore civile assegnata alle Capitanerie dal presidente Ciampi - mi fermo agli aspetti tecnici: le regole internazionali e la convenzione sulla salvaguardia in mare dicono che non si lascia morire la gente in mare. Io ho 550mila chilometri quadrati di mare assegnati e in questi chilometri io devo salvare la vita di chiunque vi si trovi».
Però qualcosa bisogna pur fare. «L'unica soluzione da portare avanti - spiega sicuro - è quella di bloccarli nel paese d'origine. Portando loro aiuti e creando la possibilità di far vivere questa gente in maniera accettabile anche a casa loro». Così come sono vitali gli accordi con i paesi di transito, in primis la Libia: «è fondamentale, anche perchè il problema della Libia è che ha un'impostazione politica di frontiere aperte. Bisogna dunque dare la possibilità a quel paese di dotarsi di mezzi propri per mettere in atto il contrasto». Anche l'Europa, in quest'ottica, ha la sua importanza, non soltanto facendosi carico di un problema che la riguarda direttamente in quanto l'Italia rappresenta la sua frontiera 'esternà. «L'embargo alla Libia va tolto - chiarisce infatti l'ammiraglio - in modo che il paese possa veramente far fronte al problema».
Qui l'ammiraglio, dopo aver lodato la sua flotta ("300 imbarcazioni, 90 delle quali inaffondabili e autoraddrizzanti, la migliore rete europea di search and rescue") si ferma, senza voler assumere i panni del politico. Ma almeno un consiglio per loro? «Tutti i guai del mare vengono dalla terra ferma. Quelli dell'Adriatico, arrivano dal Po; quelli del golfo di Napoli, da Napoli. Quelli di questi disperati, dall'altra sponda del Mediterraneo. E' li che bisogna intervenire».
Matteo Guidelli

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