Giovedì 13 Dicembre 2018 | 12:46

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L'oro nella sciabola del livornese Montano: «grazie Ciampi»

Atene 2004, oro a Montano, sciabola ATENE - E' d'oro la sciabola del livornese Aldo Montano, rampollo di una dinastia olimpica che ha dato all'Italia 10 medaglie. Per la prima volta dopo il 1920, un italiano torna sul podio della specialità: anche allora fu un altro livornese, il mitico Nedo Nadi, a imporsi nel torneo olimpico.
Insomma, c'è tanta Livorno nell'affermazione dell'atleta azzurro, arrivata al termine di un assalto al cardiopalma contro l'Ungherese Nemcsik, vinto per 15-14 all'ultima stoccata.
Il livornese Ciampi, arrivato in mattinata per vedere il ventiseienne suo concittadino nelle fasi eliminatorie, ha giocato un ruolo importante nella giornata di Montano: due chiacchiere insieme sui vecchi compagni di scuola del presidente della Repubblica, un incoraggiamento nel nome della comune livornesità: e Montano arriva all' appuntamento dei quarti di finale con la carica giusta per sbarazzarsi degli avversari che ha davanti. Batte l'osso duro Charikov, e sugli spalti comincia a farsi sentire la torcida livornese: una ventina di amici, guidati dalla sorella Alessandra e dai genitori Aldo Mario e Paola, che a fine mattinata hanno già perso la voce a furia di gridare «tritalo».
Quasi tutti hanno la maglietta con scritto in livornese doc «fa cardo ma c'è Ardo», cioè «fa caldo ma c'è Aldo». E nel pomeriggio, per la semifinale, arrivano in tribuna anche 15 cadetti della Amerigo Vespucci, altro simbolo di Livorno. Lo schermidore azzurro è concentratissimo. La semifinale con Lapkes è poco più di una formalità, liquidata con una serie di stoccate pulitissime contro l'atleta che in mattinata aveva fermato l'assalto all' oro del numero 2 mondiale Pozdniakov. In finale gli capita un mastino: il gelido ungherese Nemcsik. All' inizio le cose si mettono male: Montano arriva ad accusare uno svantaggio di quattro stoccate. Poi esce fuori la grinta nascosta nel dna di famiglia. Riesce a riacciuffare l'avversario e gli passa avanti. Ma quando sembra che la strada verso l'oro sia ormai in discesa, arriva la doccia fredda: un paio di stoccate vengono attribuite all'ungherese che ripassa in vantaggio, poi Montano cade malamente e si storce un piede. L'ungherese è a un punto dall' oro. «Ormai mi vedevo finito - racconta l'azzurro - ma ho pensato che non potevo arrendermi così. Sarà stata una mano dal cielo, ma sono riuscito a pareggiare e a mettere la stoccata della vittoria».
A quel punto la tribuna italiana esplode. Mentre Aldo salta come un grillo in pedana, i suoi supporter scavalcano le transenne e si gettano ad abbracciarlo per portarlo in trionfo in uno sventolare generale di bandiere del Livorno e dell' Italia. Anche il padre e la madre sono lì ad abbracciarlo sopra la pedana. Arriva subito la cerimonia della premiazione: figurarsi se Montano non sale sul podio con la bandiera del Livorno accanto al tricolore. Sopra c'è scritto «0586», il prefisso telefonico della città: uno sfottò indirizzato agli atleti pisani che ieri hanno sfilato con il cartello «050». «Ciampi lo devo proprio ringraziare. Adesso lo inviterò per andare insieme allo stadio a vedere il nostro Livorno». Già, perché è questa la malattia di Aldo jr.: la squadra cittadina. «Quando era bambino - racconta la madre - scrisse un tema in cui diceva che alla befana avrebbe voluto chiedere di fare il calciatore invece di tirare di scherma. E guardate un po' dove è arrivato...».

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