Sabato 15 Dicembre 2018 | 05:32

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Chavez dal golpe alla presidenza del Venezuela

CARACAS - Considerato da molti un tiranno e da molti altri una sorta di Libertador latinoamericano del 21/o secolo, il presidente venezuelano Hugo Chavez Frias, di cui è in gioco domani il futuro politico, è certamente convinto di avere una missione da compiere e vuole fare tutto quello che è nelle sue possibilità per raggiungere l'obiettivo.
La sua determinazione e la volontà di sfidare apertamente gli Stati Uniti (che definisce 'el diablo, il diavolo) gli hanno avvicinato forze politiche e movimenti di sinistra in tutto il mondo, e naturalmente il leader cubano Fidel Castro, che ha inviato in Venezuela molte migliaia di cooperanti per partecipare alle «Missioni bolivariane». A sua volta Caracas invia nell'isola caraibica greggio a basso costo.
Nato il 28 luglio 1954 a Sabaneta (villaggio dello stato di Barinas) da una famiglia di insegnanti, Chavez entra nell'esercito giovanissimo e a 21 anni raggiunge il grado di sottotenente, mentre scopre il pensiero dell'eroe nazionale venezuelano Simon Bolivar.
Affascinato dal personaggio il giovane ufficiale fonda nel 1982 il Movimento bolivariano rivoluzionario (Mbr) e si prepara con numerosi compagni d'arma ad attaccare frontalmente il sistema di potere democratico, che lui considera corrotto, gestito per 40 anni dalla socialdemocratica Azione democratica e dal democristiano Copei.
E' in questo spirito che il 4 febbraio 1992 guida un tentativo di colpo di stato contro il presidente Carlos Andres Perez che causa 19 morti e migliaia di arresti.
Trascorre due anni in carcere, prima di essere liberato per volontà del presidente Rafael Caldera, e in cella legge molto, consigliato dal docente universitario italiano Jorge Giordani, che una volta presidente vorrà come ministro della pianificazione e responsabile del gabinetto economico, ruolo che ricopre ancora oggi.
Alla testa del Movimento Quinta Repubblica (Mvr), Chavez vince le elezioni presidenziali del 6 dicembre 1998 con il 56,2% dei voti, e si conferma nuovamente con un nuovo voto due anni più tardi con il 59,7% dei consensi.
Nel 1999, intanto, aveva permesso l'approvazione di una nuova Costituzione bolivariana, male accolta dall'opposizione che decise di dichiarargli guerra.
L'11 aprile 2002 viene estromesso per meno di due giorni dal potere da un golpe, mentre fra il dicembre 2002 e il febbraio 2003 i sindacati del petrolio organizzano uno sciopero generale che mette in ginocchio l'economia del paese.
Il referendum, indetto dopo la raccolta da parte dell'opposizione di 2,5 milioni di firme, rappresenta una prova che, se superata, dovrebbe spianargli la strada a tre anni di potere incontrastato. In caso di sconfitta, invece, Chavez ha promesso di restituire il potere, ma di volersi candidare nuovamente per le elezioni presidenziali fra un mese.

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