Lunedì 17 Dicembre 2018 | 02:38

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Petrolio alle stelle: occhi puntati su Venezuela e Iraq

ROMA - Occhi puntati sul Venezuela. Ancora 24 ore e poi, il mondo strozzato nelle morse della crisi petrolifera, saprà se avrà un altro elemento in più di preoccupazione: se il quarto produttore mondiale di oro nero, alle prese con un incerto referendum che si propone di cacciare il presidente in carica Ugo Chavez, continuerà ad estrarre barili di greggio normalmente o ripiomberà nel caos politico-sociale che già ha paralizzato il Paese nel 2002 in occasione proprio degli scioperi del settore petrolifero.
Nell'immediata vigilia del referendum, il Paese appare ancora spaccato a metà. «No vuelveran», «non torneranno», gridano per le strade di Caracas i sostenitori di Chavez, riferendosi ai vecchi politici filo-Usa. «Se va», «se ne va», rispondono i sostenitori del «sì», quelli che lo vorrebbero cacciare.
Intanto il presidente ostenta sicurezza nella vittoria, ma non manca di mandare messaggi proprio utilizzando la leva del petrolio. Nei giorni scorsi, parlando a centinaia di migliaia di militanti del «no», come lui vestiti di rosso e riunitisi lungo l'Avenida Bolivar della capitale, Chavez ha detto senza mezzi termini: «immaginatevi che il Venezuela entri in una situazione di ingovernabilità; il barile di petrolio potrebbe schizzare a 50, 60 e perfino schizzare vicino ai 100 dollari».

L'atmosfera incandescente della vita politica dunque, raggiunge gli impianti estrattivi, che sono da giorni sotto stretta sorveglianza non solo degli agenti di polizia venezuelana, ma anche degli operatori delle borse mondiali.
Il ricordo di quanto accaduto nel 2002, quando il pompaggio nel Paese venne bloccato per un lungo periodo facendo schizzare i prezzi del greggio, fa paura: il petrolio è già alle stelle ed un stop del Venezuela potrebbe far lievitare ancora di più le quotazioni, che già hanno superato a Londra i 43 dollari e si sono spinte a New York oltre i 46 al barile.
Le minacce di attentati in coincidenza con la giornata di voto hanno già spinto la compagnia petrolifera statale Pvdsa ad alzare la guardia, rafforzando la sorveglianza alle proprie infrastrutture.

Intanto, stamane, è giunta la notizia di un blocco per alcune ore del principale oledotto dell'Iraq meridionale, che porta il greggio ai terminali sul Golfo. L'impianto è stato chiuso nei pressi di Bassora dopo che l'intelligence ha indicato un imminente pericolo di sabotaggio, in relazione ai combattimenti in corso da 9 giorni a Najaf fra le forze americane e i miliziani fedeli al leader religioso sciita ribelle Moqtada Sadr.

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