Giovedì 13 Dicembre 2018 | 10:29

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Morti e feriti in scontri a Samarra e Hilla

SAMARRA - Si è aperta nel sangue la giornata in Iraq, con decine di morti a Samarra, Hilla e nella provincia di al-Anbar, che si estende a ovest di Baghdad.
Secondo fonti sanitarie e della polizia, 50 persone sono rimaste uccise a Samarra, a nord della capitale, in scontri tra miliziani e truppe statunitensi. I feriti, stando alle stesse fonti, sono 84. E' stata battaglia anche a Hilla, dove 8 iracheni sono rimasti uccisi e 33 feriti negli scontri che sono andati avanti per tutta la notte tra guerriglieri sciiti, forze regolari e truppe della coalizione sotto il comando polacco.
Nella provincia di al-Anbar, invece, un marine e un soldato americano sono stati uccisi in due diversi attacchi.
I militari polacchi, una ventina, hanno fatto ritorno al campo base dopo essere accorsi in aiuto a un gruppo di agenti circondati da 250 miliziani dell'esercito Mehdi. Lo ha riferito il portavoce del contingente di Varsavia, Zdzislaw Gnatowski, secondo cui durante l'operazione i soldati non hanno sparato neppure un colpo.
Dopo aver passato la notte in edifici fortificati a 5 chilometri dalla base di Babilonia, i militari hanno fatto ritorno lungo un percorso perlustrato dagli elicotteri.

Frattanto, il principale oleodotto dell'Iraq meridionale, che porta il greggio ai terminali sulle acque del Golfo, è stato chiuso di nuovo dalle autorità nei pressi di Bassora, dopo che l'intelligence ha indicato che c'era un imminente pericolo di sabotaggio e dopo voci di minacce avanzate dai miliziani di Moqtada Sadr. L'esportazione di petrolio passa ora attraverso un oleodotto secondario, che ha una capacità di un milione di barili al giorno, equivalente a due terzi di quello principale. La decisione di ridurre la quantità di esportazioni irachene fa peraltro seguito alle affermazioni del rappresentante iraniano presso l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, Hossein Kazempour Ardebili, secondo il quale, nonostante i prezzi record del greggio sui mercati internazionali, non c'è ragione di aumentare la produzione petrolifera mondiale.
Ardebili ha affermato che attualmente c'è una sovraproduzione di almeno 2,8 milioni di barili al giorno e pertanto «non c'è ragione per cui i Paesi membri dell'Opec incrementino la produzione».

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