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Regge la tregua a Najaf, incertezza su sorte al Sadr

BAGHDAD/BEIRUT - Le forze americane e i guerriglieri del leader radicale sciita Moqtada Sadr hanno oggi concesso alla città di Najaf un po' di respiro: dopo nove giorni, i combattimenti sono cessati in mattinata, ma si tratta solo di una tregua per soccorrere i feriti e seppellire i morti, ha fatto sapere il governatore della regione.
«Il governatore di Najaf ha dato l'ordine alle ambulanze di entrare nella città vecchia per evacuare i morti e i feriti», ha dichiarato Abu Ahmed al-Ameri, responsabile dei servizi sanitari di Najaf. «Le parti in conflitto hanno trovato un accordo per assicurare un accesso alla città vecchia per consentire alle ambulanze di entrare», ha precisato dal canto suo Haidar al-Torfi, collaboratore di Sadr.
La tregua ha peraltro fornito al religioso ribelle - sulla cui sorte girano voci contrastanti - l'opportunità per fissare dieci condizioni per un accordo di cessate il fuoco. In particolare, Sadr, ha fatto sapere un suo portavoce dagli schermi dell'emittente Tv satellitare al Arabiya, chiede il ritiro delle truppe Usa e delle forze di sicurezza irachene da Najaf, il rilascio dei miliziani dell'Esercito del Mahdi arrestati, e la partecipazione del suo movimento alla vita politica del Paese. «Se la Marjaiya (la più alta autorità religiosa sciita irachena) accetterà di assumere il controllo della città, l'Esercito del Mahdi lascerà Najaf», ha detto il portavoce. Falah al Natib, ministro dell'interno del governo ad interim, ha definito la proposta «una buona base di discussione» e ha anche smentito il ferimento del leader sciita, confermando d'altro canto i negoziati per indurlo a lasciare il suo rifugio nel mausoleo dell'imam Ali a Najaf. Se uscirà pacificamente, ha detto il ministro, «non sarà toccato».
Da allora, di lui non si è però saputo più nulla. Le voci di un suo ferimento sono state diffuse da un suo portavoce, secondo il quale Moqtada Sadr sarebbe rimasto ferito al torace, ad una gamba e ad un braccio durante i bombardamenti statunitensi nei pressi del grande cimitero. A Baghdad, dove stamane è arrivato Ashraf Jehangir Qazi, l'inviato speciale in Iraq del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, almeno 25 mila persone, soprattutto sciiti sostenitori di Sadr, hanno intanto stamattina inscenato una manifestazione di protesta per la battaglia di Najaf, e analoghe iniziative ci sono state anche a Nassiriya e in diverse altre città del Paese. Nel triangolo sunnita, a Falluja, c'è stata invece una
nuova, ennesima fiammata di violenza. Almeno quattro iracheni sono rimasti uccisi e altri tre feriti nel corso di un attacco notturno delle forze americane nella zona industriale della città, e in mattinata ci sono stati diversi combattimenti.
Sul fronte degli ostaggi, la notte scorsa è stato liberato l'uomo d'affari giordano Jamal Sadek al-Slaymeh, rapito lunedì scorso, da un gruppo armato che aveva chiesto per il suo rilascio un riscatto di 250.000 dollari. A Bassora c'è stato inoltre un sequestro lampo di un giornalista britannico, James Brandon, prelevato ieri sera nell' albergo dove alloggiava. I rapitori hanno chiesto «il ritiro delle forze americane da Najaf entro 24 ore, altrimenti - hanno minacciato - lo uccidiamo», ma poi, meno di dieci ore dopo lo hanno rilasciato. Per lui si è mosso l'esercito del Mahdi, la milizia di Sadr, che tramite un portavoce ha lanciato un appello «solenne» ai suoi rapitori per chiederne la liberazione. Al termine della sua brutta avventura, Brandon ha voluto ringraziare pubblicamente i miliziani del leader ribelle e ha raccontato di essere stato inizialmente maltrattato, ma poi, ha detto, l'atmosfera «è cambiata dopo l'appello di Moqtada Sadr». Evidentemente, il leader sciita, riesce a imporre la sua autorità anche dal suo rifugio e a prescindere dalle suo condizioni fisiche.
Stefano de Polis

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