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Altri due attacchi, senza feriti, contro i carabinieri

BAGHDAD - Tensione alta a Nassiriya, dove il contingente italiano per il secondo giorno consecutivo è stato preso di mira da miliziani armati che hanno attaccato a pochi minuti di distanza prima una pattuglia dei carabinieri e poi un posto di blocco degli stessi militari dell'Arma e dei soldati rumeni. In entrambi i casi non ci sono stati nè feriti nè danni, ma è evidente come il clima si stia surriscaldando e che la fragile tregua concordata venerdì scorso tra gli uomini del leader radicale sciita Moqtada Al Sadr e le autorità locali potrebbe franare da un momento all'altro.
L'attacco è scattato verso le due di notte, ora locale: la pattuglia della Msu (Multinational specialized unit) composta da 4 veicoli blindati e da due mezzi della polizia locale stava controllando la zona sud della città, quando è stata attaccata con due razzi Rpg ed alcune raffiche di armi automatiche. Pochi minuti dopo il secondo agguato, a colpi di mortaio. Preso di mira un check point dei carabinieri e dei soldati rumeni, formato da tre veicoli protetti dei militari italiani e da due blindati rumeni. In entrambi i casi i carabinieri hanno risposto al fuoco, disimpegnandosi, e non hanno riportato danni. «Si è trattato dell'ennesimo episodio - ha commentato il portavoce del comando, il capitano Ettore Sarli - condotto da elementi destabilizzanti, che puntano ad alzare la tensione». Tra i militari, prosegue Sarli, c'è comunque un «cauto ottimismo: il mercato è in funzione e la gente è in strada. Significa che tutto sommato non ci sono particolari focolai di tensione». Resta comunque una situazione «non facile», come ammettono dal contingente italiano, e che potrebbe peggiorare nelle prossime ore se a Najaf i guerriglieri di Al Sadr dovessero avere la peggio. Nella città santa sciita è infatti ormai in corso la battaglia finale, con gli americani che prima hanno bombardato la zona zona dell'abitazione di Al Sadr e poi vi hanno fatto irruzione, e i fedelissimi del leader radicale si sono asserragliati in un'area di due chilometri quadrati nella città vecchia, attorno al mausoleo di Alì, decisi a difenderla fino alla morte. Una bomba ad orologeria che potrebbe incendiare tutto l'Iraq, Nassiriya compresa. Ecco perchè dal contingente italiano si continuano a monitorare con molta attenzione le notizie che arrivano da Najaf, tenendosi in stretto contatto con gli informatori sul terreno per capire realmente cosa bolle in pentola. «E' ovvio - ammette Sarli - che guardiamo con un occhio di riguardo quanto sta accadendo a Najaf, così come stiamo valutando una serie di ipotesi operative e di possibili scenari, anche se per il momento non ci sono disposizioni particolari».
E con attenzione verrà seguita anche la preghiera di domani, per capire come gli imam reagiranno all'attacco americano a Najaf e qual è l'atmosfera tra la gente. Non è un caso infatti che gli scontri più violenti dei mesi passati tra miliziani e militari italiani siano scoppiati proprio il venerdì, al termine del sermone religioso. Si attendono quindi le prossime ore, continuando a confidare nel buon rapporto stabilito con la popolazione locale. «La maggioranza della gente - spiega ancora Sarli - è con noi. Ha voglia di rinascita e ha bisogno di tranquillità e sicurezza e sa che gli italiani si sono sempre mossi con enorme rispetto delle tradizioni e della religione, agendo sugli aiuti e nel settore della sicurezza». C'è però, conclude, «una piccola frangia che ha interesse a destabilizzare». E che si spera che non riesca a prendere il sopravvento.

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