Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 17:26

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Le minacce all'Italia delle brigate al Masri

ROMA - Le Brigate Abu Hafs al Masri - che hanno oggi rivolto un «ultimo avvertimento agli italiani» - si erano fatte vive per l'ultima volta appena ieri, con esplicite minacce all'Italia, rivendicando gli attentati della notte precedente contro due alberghi e un deposito di gas a Istanbul (due morti). Tale rivendicazione non viene peraltro considerata molto attendibile dalle autorità turche, che sembrano privilegiare la pista del separatismo curdo.
Le precedenti minacce delle Brigate all'Italia risalivano a tre giorni prima, il 7 agosto, ed erano collegate a un ultimatum in scadenza a Ferragosto.
Già il primo agosto le Brigate Abu Hafs al Masri avevano ricordato l'esistenza dell'ultimatum, chiedendo all'Italia di ritirarsi dall'Iraq, pena sanguinosi attacchi. Il 28 luglio si erano fatte vive con un comunicato diffuso su un sito Internet: in esso affermavano che il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è il primo obiettivo per un attacco. «Faremo tremare le città d'Europa e cominceremo con te, Berlusconi. Lo faremo in modo sanguinoso finché non ritornerai sulla retta via», affermava il comunicato, che proseguiva così: «Aspettaci, Berlusconi, tu al pari degli altri tuoi alleati, aspetta la nostra promessa, che abbiamo rivelato a te e stiamo ora rivelando all'Europa».
Due giorni prima, le Brigate Abu Hafs al Masri, in un altro comunicato pubblicato sempre su Internet, avevano lanciato un «avvertimento al governo italiano, che si è speso per servire la criminale crociata americana, perchè segua l'esempio di altri e lasci l'Iraq». Il comunicato così proseguiva, rivolgendosi in forma diretta al premier Berlusconi: «Se non senti questo avvertimento, te lo faremo sentire a Roma... Ti diamo solo pochi giorni, Berlusconi, prima di farti vedere ciò che non ti farà piacere».

Le Brigate Abu Hafs al Masri non sono però le uniche ad aver rivolto minacce all'Italia.
Il 24 luglio, un sedicente Islamic Tawihid Group aveva fatto la stessa ultimativa richiesta, minacciando scenari apocalittici, con «colonne di auto ben imbottite» per far tremare «le vostre città».
Ancora in precedenza, il 15 luglio, un comunicato attribuito alle Brigate Abu Hafs al Masri minacciava un «bagno di sangue come quello dell'11 settembre 2001 negli Usa» se gli italiani non avessero cambiato il governo in carica. Il testo, tradotto in italiano da un non meglio specificato «ammiratore tunisino dei due sceicchi», dava all'Italia un ultimatum, affermando che per evitare l'incombente minaccia gli italiani avrebbero dovuto «sbarazzarsi» del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
«Noi siamo in Italia - aggiungeva il comunicato - e nessuno di voi è al riparo. Dato che avete respinto l'offerta del nostro sceicco Osama bin Laden, noi passeremo ai fatti e con il sangue nostro e quello di migliaia di italiani scriveremo una nuova pagina della vostra storia». «Non si tratta di semplici minacce - ammoniva il testo - disponiamo di armi non convenzionali, che causeranno un'enorme catastrofe».
Il riferimento era all'offerta di pace fatta in un messaggio audio attribuito al capo di Al Qaida e diffuso il 15 aprile scorso dalle tv arabe Al Jazira e Al Arabiya. In quella registrazione Bin Laden proponeva «la pace» ai paesi europei che si fossero impegnati a non aggredire i musulmani. La tregua offerta aveva la durata di tre mesi. «Il nostro prossimo messaggio - concludeva il testo - non lo vedrete su Internet ma direttamente sul vostro territorio».
Il 17 luglio, lo stesso sito Internet aveva riportato un altro comunicato, questa volta firmato dalle 'Brigate Khaled ibn al-Walid, al Qaidà, in cui si chiedeva il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq, altrimenti «le autobombe saranno la soluzione». «Popolo italiano - affermava il messaggio - il vostro governo ha partecipato alla guerra contro l'Iraq e ha mandato truppe e arsenali nel nostro paese. Noi vi inviamo questo ultimo appello affinché gli chiediate di ritirarsi pacificamente dall'Iraq».
Le Brigate Khaled ibn al-Walid, al Qaida ricordavano di aver inviato in passato altri avvertimenti al governo, il quale «non li ha capiti perché capisce solo il linguaggio del sangue e della jihad». Quindi mandavano «un secondo messaggio al popolo e al governo italiani», chiedendo loro di «assumersi la responsabilità» del rifiuto della proposta di pace di Osama.
«Vi abbiamo teso la mano per la tregua - continuava il testo - ma il vostro governo non ha risposto favorevolmente. Assumetevi dunque la responsabilità delle decisioni del vostro governo.
Noi giuriamo che le auto della morte non si arresteranno». «Vi consigliamo dunque di procurarvi sacchi neri e di fabbricare bare - aggiungeva il comunicato del 17 luglio - per riempirle di morti».

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