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La mappa della clonazione terapeutica

ROMA - Sono le cellule staminali in grado di specializzarsi e riparare gli organi danneggiati l'obiettivo della cosiddetta clonazione terapeutica. Ma il grande dibattito tra gli scienziati riguarda l'origine di tali cellule, cioè come ottenerle: se da embrioni umani oppure da organi e tessuti dell'organismo adulto. Quella autorizzata in Gran Bretagna è una ricerca che utilizza la clonazione di embrioni umani, fino ad un certo stadio.
- TRASFERIMENTO NUCLEARE PER OTTENERE CELLULE STAMINALI: è la tecnica chiamata anche clonazione non riproduttiva, oppure clonazione terapeutica, o ancora clonazione finalizzata alla ricerca, oppure trasferimento nucleare di cellule somatiche (Scnt). In tutti i casi, l'obiettivo è produrre cellule staminali embrionali da utilizzare a scopo terapeutico o di ricerca. Per ottenere l'embrione si utilizza la tecnica del trasferimento nucleare, che consiste nel trasferire il nucleo di una cellula adulta all'interno di un ovocita in precedenza privato del suo nucleo. In particolari condizioni, questa nuova cellula può dare origine a un embrione, così come è accaduto con la pecora Dolly. L'embrione si sviluppa fino a raggiungere lo stadio di 60-80 cellule (blastocisti), nel quale si forma la riserva di cellule staminali che darà origine all'embrione vero e proprio. A differenza di quanto accade nella clonazione riproduttiva, la blastocisti non viene impiantata in utero, ma dalla parte più interna di essa vengono prelevate le cellule staminali destinate a formare il nuovo individuo.
- CLONAZIONE UMANA RIPRODUTTIVA: Il nucleo di una cellula adulta viene trasferito all'interno di un ovocita precedentemente privato del suo nucleo. L'embrione così ottenuto viene fatto maturare fino allo stadio di blastocisti e quindi impiantato in un utero, dove completerà lo sviluppo fino alla nascita di un essere umano geneticamente identico al donatore della cellula.
- LA VIA ITALIANA PER PRODURRE LE STAMINALI: è la possibilità tecnica per ottenere cellule staminali senza dover produrre embrioni, indicata nel dicembre 2000 dalla commissione Dulbecco istituita dall'allora ministro della Sanità, Umberto Veronesi. La tecnica si chiama Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa) e consiste nel privare del nucleo un ovocita umano non fecondato e nel trasferire al suo interno il nucleo prelevato da cellule somatiche del paziente. A questo punto nell'ovocita si sviluppano cellule staminali con un patrimonio genetico identico a quello del paziente che le ha donate. Questo metodo esclude così la necessità di produrre un embrione.

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