Venerdì 14 Dicembre 2018 | 06:40

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Infuria la rivolta sciita

BASSORA - Ancora combattimenti e ancora sangue in tutto l'Iraq, dove la rivolta sciita infuria, incurante delle sporadiche tregue decise solo per raccogliere i feriti. Solo a Nassiriya sembra reggere il cessate il fuoco proclamato dal contingente italiano, mentre oggi le truppe britanniche hanno fatto le spese dell'allargamento verso sud dell'insurrezione dell'esercito del Mehdi, fedele al leader radicale Moqtada al Sadr.
Un soldato del contingente del Regno Unito è morto e altri quattro sono rimasti feriti in un agguato a una pattuglia a Bassora dove, stando a quanto riferito da testimoni, i guerriglieri controllano i crocevia più importanti. Durante la notte una base britannica è stata presa di mira a colpi di mortaio.
Si è combattuto anche ad Amara, dove i guerriglieri hanno preso di mira le pattuglie britanniche con armi automatiche e lanciarazzi a spalla. Colpi di mortaio sono stati sparati contro una struttura che ospita militari della coalizione, ma senza fare vittime.
Intorno a Najaf, la situazione è totalmente fuori controllo, tanto che la Polonia ha ceduto al comando Usa parte del territorio iracheno che era sotto la sua responsabilità.
L'area che passerà di mano comprende la città santa sciita teatro di violenti scontri costati la vita a 360 persone, e la provincia di al Qadisiyah. «La decisione è stata presa dopo una realistica analisi della situazione» si legge in una nota firmata dal colonnello Artur Domanski, portavoce del contingente guidato da polacchi e forte di 6.500 uomini.
Secondo la Pap, la decisione è stata presa sulla base del fatto che il mandato polacco prevede l'impegno delle truppe in operazioni di stabilizzazione e difesa e non in combattimento.
Già una volta, dopo il ritiro delle forze spagnole, la Polonia aveva ceduto il controllo della zona, ripreso dopo tre settimane.
E intanto l'Iran torna nell'occhio del ciclone. Questa volta il governo iracheno accusa Teheran di armare la rivolta sciita Secondo il ministro della Difesa iracheno, Hazim al-Shalaan, «gli iraniani hanno lasciato un'altra impronta a Najaf: nelle mani dei criminali sono state trovate armi fabbricate in Iran». Già nei giorni scorsi Shalaan aveva detto che «ciò che sta accadendo al popolo iracheno arriva dal suo nemico numero uno: l'Iran».
Il regime iraniano ha però condannato l'operato delle milizie di al Sadr e respinto le accuse. I dirigenti americani e iracheni sono preoccupati dai tentavi dell'Iran, che si presenta come il riferimento dell'universo sciita, di guadagnare influenza sulla comunità di maggioranza irachena perseguitata dal deposto regime sunnita. Allo stesso tempo quest'ultima minoranza teme il crescente potere che gli sciiti stanno acquisendo. Un sedicente Esercito islamico ha rivendicato ieri il sequestro di un console iraniano in Iraq che accusano di avere fomentato le rivolte settarie.
Ai combattimenti si sono accompagnate le violenze episodiche, come l'esplosione di un ordigno al passaggio di un autobus nel villaggio di Khalidiyah, vicino a Falluja: almeno quattro i morti, tutti civili iracheni. A Baquba, nel 'triangolo sunnità, un'autobomba è saltata in aria davanti all'abitazione di Akil Hamed, vice governatore della provincia di Diala: tre i morti e 14 i feriti. Hamid, che stava uscendo di casa nel villaggio di Balad Ruz, alla periferia orientale della città, è rimasto ferito insieme ad alcuni familiari e agli agenti della scorta.
Sul fronte dei rapimenti, la guerriglia ha assestato un grave colpo alle forze di sicurezza irachene: un generale della polizia è stato sequestrato dall'esercito Mehdi. L'emittente satellitare "al Jazira" ha trasmesso un video in cui il generale di brigata Ràad Mohammed Khadr, in uniforme della polizia, compare circondato da quattro uomini armati e con il volto coperto.
Intanto su Internet è circolato un nuovo video che mostra la decapitazione di un uomo, forse un camionista bulgaro rapito in Iraq da "Tawhid wa al Jihad", il gruppo che fa capo a Abu Musab al Zarqawi, l'uomo di al Qaeda in Iraq. L'8 luglio due camionisti bulgari erano stati rapiti dalla banda di Zarqawi.
Uno di questi, Georgy Lazov, 30 anni, era stato decapitato il 13 luglio.
A Baghdad sono stati liberati due autisti giordani sequestrati il mese scorso dalla guerriglia irachena. I due, stando a quanto riferito da una fonte ufficiale, sono stati trasferiti per controlli all'ospedale giordano allestito nella vicina Falluja. Sempre oggi si è appreso della liberazione di un siriano sequestrato il 30 luglio con il suo datore di lavoro, un libanese ancora nella mani della guerriglia.
Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha lanciato un appello per un cessate-il-fuoco a Najaf.
Annan è «estremamente preoccupato» per i combattimenti in corso, ha detto ai giornalisti Fred Eckhard, portavoce del numero uno del Palazzo di Vetro. «Il segretario generale ritiene che in una situazione come questa, la forza dovrebbe essere l'ultima risorsa. Invita quindi a compiere ogni sforzo, anche a questa tarda ora, per arrivare a un cessate-il-fuoco e trovare una soluzione pacifica», ha detto il portavoce.

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