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Mediobanca: calano export, investimenti e posti di lavoro. Ma aumenta la produttività

MILANO - Esportazioni in calo, meno investimenti, scesi ai livelli più bassi degli ultimi 10 anni, utili stazionari: non è roseo il quadro dell'economia italiana nel 2003, come esce dalla periodica indagine dell'Ufficio studi di Mediobanca, sui "Dati cumulativi" di 1.945 società dell'industria e del terziario. Ad andare male sono soprattutto le imprese manifatturiere del "made in Italy", da quelle del settore meccanico ed elettronico, a quelle dei comparti più tradizionali del tessile-abbigliamento, calzature, mobili, oreficeria, che subiscono anche una diminuzione del fatturato aggregato e degli utili. In ambito industriale tengono le posizioni invece, e anzi le migliorano, le imprese energetiche, e regge il terziario. Positivo il contributo delle imprese a controllo estero, quest'anno per la prima volta inserite nella ricerca.
Passando ai numeri, il ciclo congiunturale decisamente poco propizio ha prodotto nel 2003 un limitato aumento del fatturato delle 1945 società, +3,1%, con un +4,7% delle vendite in Italia e un -1,5% delle esportazioni.
Molto bene qui il terziario (+8,1% il fatturato), con un +10,3% dei servizi pubblici e un +7,8% della distribuzione al dettaglio. Zoppica l'industria (+1,9%), con un dato che però è il saldo tra il +6,6% dei ricavi delle imprese energetiche, il +21,3% per le costruzioni (spinta degli appalti per le grandi opere) e un misero -0,2% delle manifatturiere.
Scomponendo ancora quest'ultimo dato si nota il buon andamento di 'alimentare e bevandè (+4,4%) e quello negativo dei 'beni per persona e casà che raggruppa i classici settore del made in Italy: il fatturato scende del 2,4%, le esportazioni addirittura del 5,6%. Quanto al meccanico-elettronico, le vendite complessive scendono dell'1,9%, l'export del 2,7%.
L'altro indicatore preoccupante per lo stato di salute dell'economia italiana è quello degli investimenti: nel 2003 quelli tecnici dell'aggregato sono scesi dell'11,6% a prezzi costanti, al di sotto dei 19 mld di euro, il livello più basso del decennio. La flessione è stata comune all'industria (-9,2%) e al terziario (-16,2%), alle imprese pubbliche e private. Inoltre ben il 43,4% degli investimenti è stato destinato alla sostituzione di cespiti dismessi.
Non diminuiscono invece gli investimenti finanziari, che superano ancora quelli tecnici; insieme totalizzano 49,5 miliardi. La novità di quest'anno è la diminuzione del cash flow, da 49 a 32 miliardi, che ha prodotto un fabbisogno di 17 miliardi di euro, coperto per i tre quarti da maggior indebitamento, per il resto dall'utilizzo di liquidità. I debiti finanziari aumentano così di 12,8 miliardi nel 2003 e di 40 miliardi nell'ultimo triennio; di questi solo 4,8 miliardi provengono dalle banche, il grosso è dato dalle obbligazioni (13,3 miliardi) e dalla provvista da consociate (17,5 miliardi).
Da notare le aziende del terziario, il cui cash flow cala da 17,6 a 5,3 miliardi: i ricchi margini operativi sono assorbiti dagli interessi passivi e da riorganizzazioni societarie. Gli investimenti finanziari raddoppiano ma allo stesso tempo sono stati distribuiti agli azionisti 1,2 miliardi, al netto degli apporti di capitale ricevuti.
Capitolo utili: l'aggregato delle imprese evidenzia un risultato netto positivo per oltre 10 miliardi di euro, contro una perdita di 928 milioni nel 2002.
Un dato che, avverte però l'Ufficio studi di Mediobanca, è attribuibile soprattutto alle minori poste straordinarie, il cui saldo negativo è passato da 22,3 a 5,7 miliardi, sia perchè nel 2002 erano state effettuate rilevanti svalutazioni di attivi, sia perchè nel 2003 sono state iscritte a conto economico rivalutazioni infrasocietarie, plusvalenze e ricavi straordinari, anche di natura fiscale. Di fatto, se si guardano i risultati correnti - escluse le partite straordinarie - questi passano da 25 a 26,7 miliardi di euro. Il miglioramento riguarda l'industria, ma non le imprese manifatturiere, che vedono diminuire questi utili di 0,8 miliardi.
Mediobanca calcola anche il rapporto tra mezzi ricevuti e dividendi distribuiti. Per il terzo anno consecutivo le società quotate vedono un saldo negativo, con i dividendi che sopravanzano gli aumenti di capitale, per 932 milioni nel 2003.
Per le altre società invece il saldo è favorevole per 475 milioni.
Quanto all'occupazione, i dipendenti delle 1945 società sono diminuiti nel 2003 di 24 mila unità (64 mila nel triennio). Nell'industria manifatturiera la produttività sale del 2,3%, a cui si aggiunge il +1,3% dei prezzi alla produzione. Tolto l'aumento del 3,2% dei salari, resta un differenziale positivo di mezzo punto.
Ancora una volta impietosa per le nostre imprese infine la sintesi elaborata da Mediobanca, con il Roi, rendimento sugli investimenti, che risulta in calo dal 9,9% al 9,4%; si va dal 15% del settore energetico (sale rispetto al 13% del 2002), al 9,9% del terziario (era il 12,6%), al 6,5% dell'industria manifatturiera (contro il 7,2%).
Altro dato negativo è quello sul rendimento del capitale, pari al 6,6%, che paragonato al costo medio del capitale (7%) significa che l'agglomerato delle imprese italiane ha "distrutto" valore.

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