Domenica 16 Dicembre 2018 | 23:13

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Pil - Ripresina al rallentatore

ROMA - Il trimestre aprile-giugno mette a segno una crescita dell' economia italiana dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. E' un dato che mostra un trend crescente dell' economia e che segna una crescita dell' 1,1% rispetto allo stesso trimestre del 2003, il miglior risultato dal primo trimestre 2001. Ma si tratta pur sempre di una ripresina che viaggia a ritmi lenti: la prima metà dell' anno ha infatti acquisito una crescita economica dello 0,8% nel 2004 e per centrare il pur modesto 1,2% previsto dal governo richiederà una accelerazione nella seconda parte dell' anno.
La valutazione del dato non è univoca: per il Tesoro sottolinea che il peggio è passato mentre per i sindacati il paese stenta e serve un cambio di marcia. Confcommercio parla di miglioramento apparente, mentre per Confindustria la ripresa è lenta ma si consolida.
«I dati Istat sul Pil confermano il ruolo trainante dell' exporto nella ripresa economica», afferma il vice minsitro alle attività produttive Adolfo Urso. «E' un dato positivo che conferma le aspettative. Vuol dire che è cessato il trend negativo», gli fa eco il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas che sottolinea come «il livello medio di crescita per l'anno prossimo dovrebbe attestarsi al 2%» Ma i sindacati si mostrano scettici: «Siamo su percentuali di Pil da prefisso telefonico, lontani dalla previsioni del Dpef di chiusura del 2004 con un Pil pari all'1,2%, per non parlare di quello del 2005 previsto addirittura al 2,1%» - afferma il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci - «Ad una settimana dall'approvazione del Dpef - aggiunge - i dati macroeconomici lì contenuti, Pil, inflazione, produzione industriale, occupazione, sono già tutti sballati». Il dato Istat mostra - secondo il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni - «un Paese che stenta, che va male». Per questo è necessario che il Governo «cambi direzione di marcia» nella sua politica economica e sociale, imboccando la strada «della collaborazione di tutti e della concertazione». Secondo il sindacalista infatti il dato sul Pil «non garantisce prospettive per il futuro» e, per questo, «si deve intervenire» al più presto. Tutti i dati che ci troviamo a commentare in questi giorni - osserva Bonanni - da quelli Istat a quelli dei rincari della benzina, suggeriscono la necessità di una terapia da cavalli per turare su l'economia e farla esprimere al meglio. Ma il Governo sembra intontito e incapace di un cambio di direzione di marcia». Per questo la Cisl ribadisce «esigenza della collaborazione di tutti, attraverso la concertazione, così da far cambiare radicalmente al Governo la politica economica e sociale». Infine, secondo il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, il dato sul Pil rappresenta «un timidissimo segnale di ripresa, tutta da consolidare». «Bisogna lavorare per avere una ripresa solida - afferma Musi - attraverso un'iniezione di fiducia che può venire solo da una politica economica seria, fatta con la partecipazione di tutti i soggetti sociali». Secondo Musi infatti, «il messaggio lanciato col Dpef, non può essere in contraddizione con la politica dei tagli e del fisco». E di fiducia parla anche Annamaria Artoni, presidente dei giovani industriali di confindustria secondo la quale bisogna «cogliere questo vento positivo internazionale dando segnali di fiducia alle imprese e ai cittadini del nostro paese per accelerare» il processo di ripresa in Italia. E quelli sul Pil sono «segnali positivi ma vanno colti e noi come imprese abbiamo bisogno di indicazioni chiare su cosa fare. Dobbiamo investire di più in innovazione e ricerca ma ci devono arrivare indicazioni chiare». Dal Centro studi Confindustria si sottolinea che i dati dell'Istat sono in linea con le attese di consenso e confermano che la ripresa, pur lenta, va consolidandosi. Inoltre, secondo il vicesegretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, la «cura Siniscalco sarà mortale per un'economia stagnante» perchè «Con la sostanziale stagnazione dell'economia registrata dall'Istat anche per il secondo trimestre, la cura Siniscalco rischia di uccidere un malato appena convalescente». I dati sul Pil e sulla produzione industriale ha spiegato «non consentono alcun ottimismo soprattutto se si guarda in prospettiva al doppio effetto che avranno sull'economia italiana il vertiginoso aumento del prezzo del petrolio e il peso di una manovra recessiva come quella varata con il Dpef 2005-2008. C'è dunque da augurarsi ha detto Polverini in conclusione che la Finanziaria possa correggere il tiro della manovra economica».
Per la Confcommercio la stima preliminare del Pil contiene una nota positiva solo in apparente: il secondo trimestre evidenzia infatti una crescita congiunturale (+0,3%) lievemente inferiore di un decimo di punto rispetto a quella del primo, e il +1,1% tendenziale è favorito dal confronto statistico con un secondo trimestre 2003 recessivo. «Ma la preoccupazione - spiega il Centro Studi di Piazza Belli - deriva dal fatto che il ritmo di crescita si dimostra ancora troppo basso, anche per centrare il modesto obiettivo dell'1,2% a fine anno, indicato nell'ultimo Dpef. Per raggiungere quel risultato, infatti, la crescita media dei prossimi 2 trimestri dovrebbe essere non inferiore allo 0,6% congiunturale, tasso di crescita che l'economia italiana ha sperimentato l'ultima volta nel 2000, quando il Pil chiuse al +3,0%. Se il secondo semestre, invece, evidenzierà dinamiche congiunturali in linea con quelle dei primi due trimestri dell'anno, cioè tassi dello 0,3-0,4%, a fatica si riuscirà a realizzare una crescita dell'1,0%, cioè due decimi di punto in meno della stima del Dpef».

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